Programma

Sviluppo economico

Se non c’è libertà, non c’è economia e quindi non c’è futuro !

Noi del Movimento Cittadini Pugliesi riteniamo di interpretare il diffuso malessere avvertito ad ogni livello tra i cittadini pugliesi e di tradurlo in proposte risolutive di quel malessere individuando nello sviluppo il problema dei problemi.

Da esso e solo da esso può venire benessere maggiore e più inclusivo, maggiore stabilità del sistema del credito e, più in generale, della grande impresa, maggiore gettito fiscale e parafiscale per il sostentamento delle Istituzioni e quindi dei dipendenti pubblici e pensionati. Esso e solo esso è il punto nodale su cui costruire il futuro.

Lo sviluppo sostenibile e quindi solido e duraturo non è quello assistito o drogato da "aiuti" o "trasferimenti" e, tanto meno, con il varo di "grandi opere" che beneficiano solo l'impresa che le realizza e molto dopo il territorio che quando saranno terminate serviranno.

Lo sviluppo vero consiste nella crescita e nascita di imprese del territorio. Ovviamente sono benvenute anche quelle provenienti da fuori ma solo a condizioni pari con quelle riservate alle nostre aziende: è troppo facile fare impresa con i danari del contribuente come è stato fatto spesso in passato.

Sono tre le direttrici su cui avviare il futuro modello economico pugliese:

1 Azzeramento delle incombenze burocratiche inutili incluse quelle fiscali per non meno del 90% di quelle attuali. Naturalmente si parla di quelle che colpiscono le imprese e non gli apparati pubblici che è bene che subiscano anche più controlli di quelli attuali. La regione deve farsi parte attiva per rivedere il proprio rapporto con le imprese e le famiglie e aprire una vertenza ad oltranza con tutte le altre Istituzioni che bloccano le imprese. Essa deve rappresentare i nostri cittadini su ogni tavolo specie in considerazione del fatto che nessuno altro a tutt'oggi li rappresenta. La piccola impresa e l'autoimpiego sono il presente e il futuro per tutti i pugliesi e specialmente quelli che hanno perso il lavoro o non lo hanno avuto da tempo; non è certo il sussidio comunque lo si voglia chiamare a costituire la solidità, la cittadinanza economica e men che meno la dignità che questo sistema sta togliendo ai nostri concittadini.

2 L'energia è il fattore della produzione che produciamo in maniera pulita ed esportiamo in gran copia ma paghiamo in maniera spropositata impedendoci di avere anche una lontana ipotesi di competitività con i nostri partner esteri. L'offerta di energia qui è di gran lunga più ampia della domanda e quindi il suo prezzo deve scendere per i consumatori locali originando così una spiccata convenienza ad investire e produrre specie nei settori energivori che sono quelli del futuro. Peraltro è un non senso inviare lontanissimo l'energia qui prodotta producendo cali e dispersioni oltre che costi fisici assolutamente stupidi. L'energia è materia regionale (nonostante recenti tentativi di scippo sui quali andrebbe fatta chiarezza) e quindi il futuro Presidente deve ottenere da subito questo risultato di economizzazione delle tariffe e risistemazione del settore oggi preda degli appetiti delle multinazionali dell'energia.

3 Il credito pugliese cresciuto faticosamente negli ultimi decenni è stato recentemente falcidiato dagli appetiti politici e quindi oggi prendere a prestito liquidità per imprese e famiglie (sempre che lo accordino) significa dirottare importanti fette di reddito pugliese verso terre lontane. E’ necessario che la Regione promuova un tavolo permanente di rilancio del settore -nel rispetto degli specifici ruoli- in modo da individuare quelle forme di credito e di investimento innovativi che accrescano la redditività e sicurezza degli investimenti dei risparmiatori mentre si garantisca sufficiente credito alle imprese a costi più contenuti che in altre parti di Europa in modo che mai più si verifichino le difficoltà di accesso al credito recentemente registrate

Il concomitante effetto di queste tre direttrici di azione correttamente e tempestivamente realizzate è ampiamente in grado di azzerare gli effetti negativi della pandemia e di creare un "modello Puglia" che ribalti definitivamente il paradigma di Sud Cenerentola d'Europa e d'Italia.

La regione Puglia vanta storicamente una cultura produttiva/commerciale/artigianale di grande prestigio, colonne portanti della nostra economia circolare. È notorio che la nostra regione, ereditando l'appellativo di “Lombardia del sud" e nel caso di Bari “la Milano del Sud”, ha nel suo DNA un potenziale QUID propulsivo invidiato da molti. Si può senz'altro affermare che essa sia pregna di un'elevata propensione all'arte manifatturiera, per intenderci quella da “bottega", piuttosto che una spiccata risolutezza negli affari ma che preserva una certa eleganza ed unicità per il business in generale.

La regione Puglia, aldilà di isolati spot, non ha mai offerto un concreto aiuto strutturale a medio-lungo termine, atto a garantire un futuro radioso. Motivo per cui, il nostro primario interesse, è preservare, nonché difendere, tutte quelle categorie predate dalla concorrenza della GDO, mirando con fermezza alla loro riqualificazione e valorizzazione, nonché alla sburocratizzazione.

Fondamentale sarebbe offrire loro incentivi regionali provenienti da progetti europei (FESR-POR- FSE). Il Fondo Europeo di sviluppo regionale è uno dei progetti strutturali dell’Unione europea indirizzati alla ricerca, sostegno alle piccole imprese e delle piccole realtà artigianali. Da questi creare una sinergia con gli enti fieristici affinché si potenzi e valorizzi ciclicamente le esposizioni. Infatti, interessante sarebbe, settorializzare capillarmente le categorie evidenziando il proprio percorso evolutivo, dalla fase progettuale alla sua realizzazione focalizzando il target delle materie prime.

L'onere fiscale è un'altra piaga che attanaglia la piccola impresa, da cui, spesso è impossibile radicare la sua crescita.

Il cento per cento degli italiani e il cento per cento delle forze politiche convengono sulla insoddisfazione della attuale fase economica e sociale. Come si risponde? Alcune forze politiche puntano sulla propria immagine ampliata oltre misura dagli escamotage più impensabili, altre puntano su valori e progetti utopistici o elementari, altri ancora rubando le tesi da altri, altri rifugiandosi nel buon tempo antico, altri in alchimie amministrative conservative... altri delegando all’Europa la soluzione di ogni male, altri attendono la ripresa che non si sa da dove possa venire,… tutte ipotesi dettate da una cultura politica pressoché assente in tutti gli addetti ai lavori nessuno escluso; l’elettorato è sbandato e segue alternativamente questo o quello pronto a seguire il pifferaio pro tempore più accreditato con cambiamenti di umore e di preferenze repentini ed enormi. Nessuno cioè riesce ad interpretare correttamente i desideri e gli umori della gente.

Succede quindi anche che per cambiare -come tutti dicono di voler fare- ci si rifugi votando proprio coloro che hanno determinato lo sfascio attuale. Una vera maledizione!

Pure basterebbe avere una visione d’insieme e tenere presenti tre principi base: la centralità del cittadino, la differenza delle realtà territoriali che dovrebbero suggerire differenti interventi, la specificità delle varie popolazioni che richiedono percorsi ed obiettivi differenti.

Il primo principio impone che il cittadino debba essere liberato dalla dittatura della burocrazia (non che questa debba funzionare meglio, ma che ne debba essere liberato). Il secondo principio porta a, per esempio, tassare i lucani per la qualità e la quantità dei servizi che hanno (e quindi pochissimo) e quindi non come i lombardi.. sembra ovvio ma nessuno si chiede perché a tutt’oggi tutti devono avere lo stesso trattamento fiscale mentre poi la erogazione dei servizi è fortissimamente sbilanciata a favore di certuni.. producendo così migrazioni di massa da dove non vi sono servizi (e si pagano tasse come se ci fossero) a dove vi sono (e si pagano tasse come dove non ci sono)!! Il terzo principio, pure ovvio, ricorda che essere avanzati non significa produrre tutti automobili o acciaio o similia, né che questo debba accadere nella stessa maniera: vi sono popolazioni che non vogliono vivere in posti irrimediabilmente compromessi dal punto di vista ambientale per allocarci fabbriche spersonalizzanti e produttive di beni massificati.. ma che preferiscono altri modelli di vita, di produzione ed altri rapporti economici.

Tutto questo si chiama identità, declinata non in maniera escludente (come accade per certuni che predicano il “prima noi e poi gli altri”) ma in maniera includente: “se il sistema è efficiente ed efficace c’è posto per tutti” non certamente nello stesso luogo e negli stessi modelli di vita ma nel rispetto delle diversità.. cioè delle identità. Quindi dopo il fallimento delle ricette create nel secolo -non a caso- più sanguinoso della Storia, serve l’apertura di una nuova fase, completamente differente dal passato, e arditamente proiettata nel futuro; una fase nella quale il rispetto delle identità significhi crescita comune e diffusa sia per non lasciare indietro nessuno sia, nell’interesse dei potenti di oggi che non si ritrovino a signoreggiare in un immenso deserto economico e sociale come sta accadendo.

 

UNA PUGLIA SOSTENIBILE

Cimentarsi con un’idea di sviluppo della sostenibilità per un’intera regione potrebbe sembrare esercizio presuntuoso ma in realtà un disegno di tal genere potrebbe, in prima battuta, attingere semplicemente alle più avanzate consapevolezze disponibili sulle dinamiche ambientali e climatiche in corso a livello globale e locale, ipotizzando le direttrici di cambiamento coerenti col quadro che ne emerge. Ed è quanto si tenta di fare auspicando che i principi di base, talvolta impliciti o appena richiamati, siano noti o per ora implicitamente condivisi.

Oggi non basta più pensare solo alla sostenibilità di città e territorio; bisogna fronteggiare anche i cambiamenti climatici e microclimatici, con gli eventi meteorologici estremi che ne derivano. Le trasformazioni necessarie devono puntare a rendere le comunità capaci di reggere e adattarsi a questi impatti, essere resilienti.

Ci vorrà tempo, ma l’importante è che le scelte che si faranno da oggi in poi in urbanistica, mobilità, energia, ambiente urbano e periurbano, natura, produzioni, sistemi di sicurezza e socialità, siano tutte coerentemente indirizzate agli stessi obbiettivi, e che tutte le attività antropiche, nessuna esclusa, non contrastino, annullandoli, gli sforzi di queste misure.

La schizofrenia fra stili di vita e produzione di beni e servizi da un lato e programmi di sviluppo sostenibile e adattamento dall’altro, non può più essere sostenuta. Solo se tutti gli sforzi saranno congiuntamente ben indirizzati si potranno apprezzare risultati positivi riproducibili nel tempo.

Ciò si ottiene con un piano di coordinamento regionale di adattamento ai cambiamenti climatici che affronti in maniera integrata tutti gli aspetti dello sviluppo resiliente, identifichi gli obbiettivi secondo tempistiche di realizzabilità e indirizzi l’impiego delle risorse tecnico-economiche disponibili, valorizzando anche al massimo il capitale umano della collettività, generando benessere, salute, sicurezza ed equità sociale.

Per definirlo è necessario coinvolgere l’intera comunità, attraverso forme di partecipazione rappresentative delle energie competenziali, produttive e ideali disponibili. Le forme di questa partecipazione devono determinare la condivisione consapevole del progetto e l’emersione delle opportunità che genera per tutte le fasce sociali. Non si tratta di costituire elites di eccellenza per riempire carte e manifesti, o caotiche assise per riempire di inutili post-it qualche lavagna; parliamo di percorsi nuovi, di impegno a ideare il realizzabile perché sia realizzato, sulla base di linee guida che necessariamente saranno il carattere distintivo dei soggetti politici che si candidano a governare la Puglia.

 

 

FRENI ALLO SVILUPPO DELLE PROVINCE PUGLIESI OPERATI DALLE ULTIME CONSILIATURE REGIONALI:

L’INIQUITA’ TERRITORIALE NON E’ SOLO TRA NORD E SUD.

 

Si dice che la politica sia interpretazione dei bisogni della cittadinanza, ascolto e “coinvolgimento dal basso”. La politica è anche questo ma, nella realtà e in alcune aree del Paese, è ancora ed essenzialmente altra cosa: è selezione e ripartizione della spesa. E null’altro.

Attraverso la modalità con la quale una giunta decide ed attua il piano di spesa per gli investimenti e per la ordinaria amministrazione nelle varie province, lì è manifesta la politica.

Risaputamente e per decenni, la Regione Puglia non ha mai brillato per capacità e coerenza della

programmazione, ma non poteva essere altrimenti, se la formazione della classe politica ha così insistentemente risentito e risente ancora oggi di una cultura e di un pensiero unico dominante di stampo feudale, che non rinuncia alla tipica logica delle spartizioni in base ai rapporti di forza e gerarchici, o all’uso di pratiche ispirate alla demagogia, alla promessa vana e al sotterfugio anziché ai princìpi di equità territoriale e di bene comune.

Da un lato, l’antico male del clientelismo e del populismo per favorire la raccolta di voti e il sostegno alle imprese amiche finanziatrici, anziché assecondare i bisogni reali di tutti i contribuenti, dall’altro lato, la sperequazione e la discriminazione operata nella assegnazione dei fondi a favore delle singole province di Serie A oppure di Serie B.

Tutti elementi che, singolarmente ma anche cumulativamente, hanno contribuito per decenni al rallentamento e alla compromissione dello sviluppo regionale generale.

Le consiliature di Raffaele Fitto prima e di Nichi Vendola e Michele Emiliano poi, hanno marcato ed acuito le differenze e le discriminazioni esistenti da tempo tra le varie province.

Sotto gli occhi di tutti appaiono ora i risultati della loro immarcescibile e parziale linea di indirizzo: si vedono ad esempio già dalla anomala programmazione e dalla distribuzione degli ospedali e delle infrastrutture sul territorio.

E visibili e tristi sono pure le opere lasciate volutamente incompiute per 50 anni, come nel caso della strada bradanico-salentina di collegamento del Salento adriatico e dello Ionio alla Basilicata.

La scelta di privilegiare i serbatoi elettorali più numerosi e consistenti, quindi le province più ampie, caratterizza una politica che probabilmente assicura all’istante i voti per il governo di una regione, ma sicuramente e contestualmente compromette pure l’intero sistema regione, per quanto la cosa diventi manifesta solo nel medio e lungo periodo, quindi quando le consiliature sono “già finite”.

In ogni caso, far sviluppare una o più province a scapito delle altre è una linea che non paga e che presto o tardi mostrerà i suoi frutti peggiori in maniera inequivocabile ed impietosa: come nel caso della posizione di fanalino di coda assunta della Regione Puglia nell’ambito della filiera industriale più ricca ed ecosostenibile non solo per l’Italia ma anche per tutte le altre nazioni d’Europa e degli altri continenti: quella dei trasporti e della logistica delle merci “estero per estero” che si avviano anno dopo anno ad essere ad emissioni zero.

La Puglia del settore della logistica e dei trasporti internazionali semplicemente non esiste.

Eppure, la Puglia dovrebbe essere nota e attiva come si conviene ad un prezioso scrigno di prodotti tipici locali, specie alimentari ma non solo, ma che però non sono competitivi né sul mercato italiano e neppure estero proprio a causa delle spese troppo ingenti di trasporto, di gestione e di produzione, a cominciare dai prodotti delle colture agricole colpiti dagli ingenti costi dell’acqua, fatti lievitare dall’industria dell’acciaio e dalla mancata introduzione delle ultime vasche di affinamento delle acque reflue, infine, dalle spese di trasporto pagate tutte in proprio; in pratica, dalle spese di produzione e gestione evitabili ma gravanti ugualmente ed inutilmente sui bilanci delle aziende. Per la serie, facciamoci mortalmente del male.

La Puglia è la quinta regione mondiale più desiderata in termini di mete turistiche ideali, ma è assai carente in infrastrutture e nella organizzazione della recettività e della fruizione del patrimonio culturale.

La Puglia è la regione più a sud e più centrale del Mediterraneo, quella più avvantaggiata di tutte nell’industria dei trasporti, ma è ultima nelle classifiche italiane ed europee.

Succede. Succede ineluttabilmente quando i presidenti regionali pensano che governare una regione del Sud significhi applicare il Cencelli per l’assegnazione delle poltrone, così come accontentare i finanziatori e favorire, come “ringraziamento”, il proprio collegio elettorale soltanto, oppure quei pochi altri collegi che siano riusciti per il rotto della cuffia a far leva e a far valere il proprio peso politico e “potere contrattuale” autonomo.

Le consiliature di Raffaele Fitto, Nichi Vendola e Michele Emiliano si sono distinte per sperequazione, iniquità nella spesa e parzialità nei progetti di sviluppo territoriale.

Introdurre infatti i regimi gerarchici e di monopolio in gran parte dei settori strategici (ferrovie, autostrade e superstrade, porti, aeroporti), in spregio alle norme di libera concorrenza emanate dalla Comunità Europea, ha sicuramente rafforzato i propri collegi ma anche perpetuato un disastro economico e sociale senza eguali per tutti: ha paralizzato lo sviluppo regionale a causa della perdita di competitività internazionale, perché le sfide globali possono essere vinte solo insieme o essere perse del tutto da soli.

Il potenziamento delle imprese locali e delle filiere corte interconnesse; la lotta al dissesto idrogeologico e la tutela delle risorse ambientali come suolo, acqua, foreste e coste; la tracciabilità e la trasparenza sull'origine dei cibi; la promozione nazionale ed internazionale dei prodotti pugliesi; la sostenibilità integrale e la sicurezza nei controlli: devono essere gli obiettivi della Strategia Pugliese per la sostenibilità del sistema agricolo, agroalimentare, forestale, della pesca, dell'acquacoltura e di tutto l’indotto alimentare, turistico-culturale ed alberghiero diffuso, puntando sull’innovazione tecnologica del "bio" (assenza di contaminanti) e del ciclo produttivo chiuso (imballaggi e packaging, in materiale riciclabile), creando centri di eccellenza e posti di lavoro.

Il problema dell’equità territoriale e della mancata sinergia comune non è dunque e solo un problema di divario tra le regioni del Sud Italia e quelle del Nord ma, in Puglia più che altrove, l’equità territoriale è il principale problema sofferto dalle province figlie di un dio minore, quelle con i collegi più piccoli: Foggia, Brindisi e Taranto.

Loro, “il governatore di tutti” non l’hanno mai avuto e, anche per questo, sono state e sono tuttora le principali vittime del monopolio e del protezionismo pugliese; un protezionismo che non può avere fine senza la rinuncia alle modalità feudali di sviluppo stratificato nella dimensione delle reti ed hub su scala gerarchica e multilivello, anziché paritetica e paritaria.

Per quanto descritto, non si può garantire giustizia e progresso alla Puglia senza partire dalla equa ripartizione delle risorse economiche ed equa pianificazione territoriale, proporzionata alla densità e alla presenza demografica, così come alle naturali e storiche vocazioni dei comuni.

Infrastrutture e trasporti

UN DISASTRO ECONOMICO CAUSATO DAL DISINTERESSE E DALL’ INCOMPETENZA.

Per dare una idea della incompetenza. basta ricordare anche che la principale spinta alla approvazione a Bruxelles del secondo corridoio verticale ferroviario transeuropeo TEN-T su suolo italiano è venuta dalle altre regioni dell’arco adriatico anziché dalla Puglia, malgrado la terra dei due mari potesse esserne la principale beneficiaria in quanto l’unica a poter vantare, tra tutte le regioni italiane, la presenza di tre porti di eccezionale ed internazionale interesse: Taranto, Bari e Brindisi.

Anche per questo e non per nulla, gli indici di performance dei porti pugliesi sono tra i più deludenti d’Italia: i porti non vengono utilizzati secondo le loro specifiche capacità e potenzialità, soprattutto perché sono ancora scollegati e periferici nei corridoi strategici internazionali, anche marittimi.

Le responsabilità sono, come detto, da ascrivere alle linee politiche e alle errate priorità attribuite alle infrastrutture dai precedenti governatori: non hanno neppure chiesto i fondi, oppure li hanno persi. E non hanno mai battuto i pugni sulle scrivanie di Roma come gli altri.

Nel dettaglio e per la cronaca, i porti pugliesi risultano ancora tagliati fuori dal principale mercato europeo dei trasporti, quello mediterraneo delle merci estere per l’estero di tipo ibrido Gateway, cioè mare-terra; dal Mar Mediterraneo al Mar Baltico.

Le perdite economiche per la regione Puglia sono state e sono anche solo per questo disastrose e incalcolabili.

I passati governatori, inoltre, non solo hanno trascurato i porti: hanno trascurato anche la progettazione e la richiesta di finanziamenti per tutte le altre principali infrastrutture ferroviarie e stradali necessarie ai collegamenti, alla logistica e ai trasporti internazionali di passeggeri e di merci in tutte le province ad eccezione di quella barese, adeguatamente infrastrutturata.

La nostra Regione da vent’anni non segue una politica sull’industria, sul trasporto e sull'energia.

Tutto questo anche per rispettare quanto previsto dall'Unione Europea che prevede che entro il 2030 il trasporto su rotaie debba essere almeno il 30%del totale quando ad oggi noi in Puglia non raggiungiamo neanche il 6% considerando che tutti i trasporti di merci si fermano a Bari.

Gli autobus circolanti sono solo l’1,8 per mille. Studenti e lavoratori circolano con mezzi di trasporto collettivi.

Ci sono ritardi sulla tratta Bari-Foggia-Caserta che doveva essere completata nel 2020 così come il tratto Lesina-Termoli finanziato nel 2001 e mai iniziato.

Per non parlare del progetto Bari-Bitritto, iniziato nel lontano 1986 e lungo poco più di 9 km.  Dovrebbe servire di collegamento ad un bacino di circa 150.000 persone tra Bitritto, Loseto e Carbonara. Ancora in attesa di essere trasferita RFI (Rete Ferroviaria Nazionale) in quanto in attesa dell’autorizzazione di ANSFISA (Agenzia Nazionale Per La Sicurezza Delle Ferrovie e Delle Infrastrutture Stradali ed Autostradali).

A tutti gli operatori ANSF era stato imposto l’adeguamento entro il 2018 e sette operatori su dodici delle reti regionali non si sono ancora adeguati come Ferrovie del Gargano, Ferrotranviaria e Ferrovie Sud Est, rischiando una multa dall’Unione Europea.

Osservando una cartina geografica, si può scoprire che nel 2020 mancano ancora le linee di trasporto essenziali e ad alta velocità e capacità in corrispondenza dei corridoi ferroviari e stradali trasversali.

E’ allora inderogabile porre un punto alle politiche di accentramento, di programmazione a senso unico dei distretti e delle infrastrutture organizzate secondo la scala gerarchica.

 

Trasparenza finanziaria, equità e ripartizione dei fondi

 

Serve una ripartizione proporzionale e costante di gran parte dei fondi regionali a disposizione di ogni assessorato: con accantonamento equanime e con disponibilità a finanziare lo sviluppo di tutte le province pugliesi indistintamente.

E per una nuova Regione Puglia, serve anche una maggiore trasparenza: occorre la garanzia di pubblicazione, di diffusione pubblica, dei bilanci regionali con disaggregazione puntuale dei dati e specificando di volta in volta di quale ammontare è stata la spesa annuale per i settori della sanità, delle infrastrutture, del turismo e della cultura di ogni singola provincia.

Solo così potrà essere visibile e certificata “la politica virtuosa”.

Occorre infine la pubblicizzazione e la preventiva condivisione e divulgazione presso le popolazioni locali interessate, attraverso i media, dei piani regionali per le province, sempre prima della loro approvazione.

Occorre che gli assessorati regionali cessino di decidere unilateralmente la pianificazione dello sviluppo delle province in regime di concorrenza sleale, di conflitto di interessi e di abuso di posizione dominante.

Le istanze per la pianificazione e costruzione di infrastrutture e per la promozione del territorio dovrebbero provenire realmente e solo dagli utenti e dovrebbero raccogliere ogni volta il giudizio preventivo della popolazione interessata e beneficiaria.

Le consultazioni “tanto per far vedere”, non dovrebbero mai avere luogo.

Ambiente

Adattamento ai cambiamenti climatici.

La situazione climatica della Puglia, già definita per il Ministero dell’Ambiente nello studio del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici, nonché la sua probabile evoluzione, impone una profonda revisione delle strategie di programmazione e un indirizzo di tutte le attività antropiche e della gestione del territorio. Il documento contiene chiare indicazioni su come rendere più “resilienti”, ovvero resistenti e adattabili, i cicli dell’acqua e dell’energia, l’uso del suolo, l’agricoltura, la pesca e allevamento, gli assetti urbani e periurbani; ma anche su come riscaldare e raffrescare, su come salvare le coste, sulla mobilità, sulle tipologie e modalità di produzione industriale, e così via. Fra le misure più importanti compaiono una decisa moratoria a ulteriori impermeabilizzazioni del suolo, anzi azioni per rendere nuovamente permeabili alle acque le grandi aree asfaltate o cementate; un sistema diffuso di raccolta delle piogge per un loro riuso, anche in reti duali domestiche e industriali, insieme a quelle di scarico depurate; il rapido passaggio alla produzione energetica rinnovabile e diffusa, per dismettere l’impiego di fossili e in genere le combustioni, l’impiego prioritario in agricoltura o ambientale di tutte le biomasse recuperabili, dall’umido dei rifiuti ai fanghi di depurazione, la difesa e ricostituzione delle fasce verdi periurbane, lo sviluppo dell’itticoltura perché possa prevalere sulla pesca di cattura e molte altre direttrici di cambiamento. Molto spazio viene dedicato allo sviluppo dell’informazione, della formazione professionale e civile, delle reti e sistemi intelligenti di gestione e connessione che tendano a limitare al massimo lo spostamento fisico di persone e cose.

 

Contrasto alla siccità.

In Italia è a rischio desertificazione quasi il 21 per cento del territorio nazionale, il 41 per cento del quale si trova nel sud.

L’area del tavoliere è inclusa tra le aree italiane a rischio desertificazione. 

Non è un processo naturale, è il risultato della pressione antropica. Le cause maggiori di desertificazione sono state identificate in deforestazione, sovrapascolo, e cattive pratiche di irrigazione. Luigi Nicolais, ex presidente del Cnr, ha dichiarato che “l’impegno degli scienziati, lo sviluppo di tecnologie ecosostenibili, le grida d’allarme lanciate possono ben poco senza una straordinaria e convinta mobilitazione della politica, un radicale cambio di passo dell’economia e dei sistemi produttivi, la responsabilizzazione diretta dei singoli”.

I principali serbatoi idrici sotterranei della Puglia sono distribuiti sull’intero territorio regionale. Laddove si verifica un’eccessivo prelievo di acqua dalle falde, come avviene ad esempio in Salento (3000 l/s solo per l’uso potabile), si assiste alla contaminazione delle falde costiere con acqua marina. Quest’acqua salmastra è inutilizzabile per l’uso potabile nonché per l’irrigazione dei campi, con gran danno allo sviluppo agricolo delle aree interessate.

Proprio nel Salento, dove sono presenti numerosi pozzi di approvigionamento ad uso potabile dell’Acquedotto Pugliese, la graduale intrusione di acqua di origine marina è stata posta in relazione alla progressiva diminuzione della piovosità media annua registrata nell’ultimo cinquantennio. Ulteriori fattori di inaridimento sono le colture fortemente idroesigenti, e la scarsità e disomogeneità sul territorio degli eventi meteorici. Mentre sul Gargano le piogge portano circa 1000mm di pioggia annui, nel resto della Puglia si attestano sui 500mm.

Un ulteriore fattore del disequilibrio idrogeologico in Puglia è relativo alla pratica cosiddetta dello “spietramento”, tecnica utilizzata per trasformare in campi coltivabili i pascoli dell’Alta Murgia, che di fatto incentiva l’evaporazione dell’acqua dal suolo. A questo scenario si aggiunge il mancato approvvigionamento delle falde per mezzo delle acque piovane di origine urbana dovuto all’impossibilità (sacrosanta) sancita dalla legge di riversare in falda tali acque se non depurate.    La purezza dell’acqua di falda è minacciata dal riversarsi nel sottosuolo dei residui chimici dei fertilizzanti (nitrati e fosfati), e dallo smaltimento dei fanghi e reflui civili, che pur essendo oggetto di depurazione, nei comuni dell’entroterra non potendo scaricare a mare come avviene sulla costa, vengono poi reimmessi al suolo. In sostanza il nostro suolo inaridisce ed è indispensabile ricercare soluzioni alternative per il rifornimento idrico delle falde che costituiscono un così importante patrimonio per la Puglia.

Ebbene, in quest’ottica è importante guardare a modelli situati ben oltre i confini nazionali, perché il contrasto alla siccità è possibile e deve essere attuato prima di raggiungere il punto di non ritorno.

La soluzione che proponiamo è la riforestazione di tutte le aree demaniali inutilizzate, una campagna di informazione e sensibilizzazione per i cittadini, che incentivi a piantare alberi e cespugli sui terreni agricoli inutilizzati laddove non siano previsti piani di sviluppo agricolo.

Con la collaborazione delle Università pugliesi si andranno a selezionare ed impiantare specie arboree, arbusti e piante erbacee (si pensi ad esempio ad alcune erbe spontanee ormai rare) opportunamente individuate studiando le specificità dei luoghi al fine di tutelare la biodiversità e ripristinare la presenza di quelle specie che tipicamente e storicamente hanno caratterizzato la nostra regione, restituendo così alla terra non coltivata una funzione e una propria identità.

Favorendo in questo modo l’ombreggiamento del suolo, si andrebbe ad incrementare la sua umidità, con conseguente maggiore disponibilità di approvvigionamento idrico per le falde oltre ad un ritorno in termini di maggiore purezza dell’aria, che verrebbe filtrata dalle piante in misura molto maggiore di quanto non lo sia oggi creando a tutti gli effetti un polmone verde che contrasti anche l’inquinamento atmosferico. Nella bonifica dei terreni del Tarantino interessati dall’ inquinamento causato all’Ilva si potrebbe considerare, sempre in sinergia con le Università del territorio, la fattibilità di un piano di bonifica che includa l’utilizzo di piante selezionate che accelerino la degradazione delle diossine, l’assorbimento dell’eccesso di metalli pesanti dal terreno nonché degli altri inquinanti di difficile degradazione immessi nell’ambiente dalle attività industriali.

 

Prevenzione e contrasto degli incendi boschivi in sinergia con il rimboschimento.

La prevenzione e il contrasto degli incendi boschivi e di interfaccia rientra tra le competenze regionali ed ha luogo attraverso una convenzione con i Vigili del Fuoco e la Protezione civile.L’applicazione della Legge regionale n°38 del 2016 è di difficile applicazione e viene costantemente disattesa.Un forte impulso potrebbe esser dato attraverso la convenzione che viene stipulata ogni anno tra la Regione Puglia, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile.

Dove è possibile agire per migliorare l’efficienza:

  • Verifica reale della corrispondenza tra il personale impegnato nel segmento gestori e il segmento esecutori. Il primo inflazionato da figure apicali, spesso poco funzionali (con la seguente situazione: più dirigenti meno operatori);
  • Prevedere una SOUP composta esclusivamente dal personale necessario a raccogliere i dati degli interventi regionali, georeferenziarli e in un periodo successivo, studiarli per poter affinare negli anni la risposta di contrasto al fenomeno degli incendi estivi.
  • Dislocare sul territorio provinciale delle Sale Operative Unificate per la risposta alle richieste di intervento e la gestione degli stessi e l’invio dei dati alla SOUP.
  • Effettuare formazione ed esercitazioni congiunte del personale VVF e di Protezione Civile coinvolto nel servizio in convenzione AIB.

L’efficacia deve essere raggiunta, l'attuale gestione non consente di ottimizzare né capitale umano, né risorse economiche.

L’efficacia è migliorabile solo ed esclusivamente applicando e facendo rispettare le leggi in vigore, troppo spesso disattese. Una maggiore attenzione dunque va riservata alle figure incaricate di vigilare sul rispetto delle leggi regionali.

 

Pianificazione urbanistica per contrastare i cambiamenti climatici.

Lo strumento di programmazione urbanistica è chiaramente l’arnese chiave del piano integrato, costituendo lo scheletro di sostegno a tutte le altre azioni. Non potendo pensare a improvvisi cambi totali di strategia, di un processo che ha una forte spinta a continuare sulle errate direttrici seguite fino ad oggi, si deve modulare la trasformazione per stadi successivi, pensando anche agli strumenti disponibili ai livelli europeo, nazionale regionale e a quelli comunali. Il primo passo è l’adozione immediata del principio del consumo 0 di suolo, praticabile se si orientano le scelte solo verso il recupero e la riqualificazione delle aree urbanizzate abbandonate e degradate. Ma ciò non basterebbe a rigenerare i servizi ecosistemici che offre il suolo a beneficio delle città. Una parte rilevante di tali aree non può che essere destinata la ripristino della funzione naturale del suolo, sia essa per sviluppo di orti, giardini o foreste urbane. Il clima, inoltre, impone misure di ripristino della permeabilità di grandi superfici asfaltate o cementate; è il primo passo per ridurre gli effetti delle forti precipitazioni concentrate a cui assistiamo e assisteremo, con vantaggi anche di regolazione microclimatica. Sempre pensando alle precipitazioni, ma con un occhio anche ai probabili periodi di siccità, sarà necessario avviare due strategie: una per il ripristino della massima capacità delle Lame di drenare, e l’altra per la raccolta e l’accumulo delle precipitazioni a fini di impiego di seconda classe di qualità.

Contemporaneamente andrà avviata una progressiva ristrutturazione delle linee idriche e reflue: le prime per aggiungere la dualità, che comunque da subito può diventare norma di regolamento edilizio, le seconde per la necessaria segregazione del civile dal produttivo, con la soluzione del problema degli scolmatori a mare e della qualità dei fanghi di depurazione presso gli impianti. Contestualmente si dovrà mettere mano a reti a servizio separato delle aree artigianali e al loro trattamento segregato, nonché a servizi capillari per la gestione dei rifiuti liquidi delle unità produttive integrate nel tessuto abitativo.

Sempre in tema, con un occhio all’energia, deve essere moltiplicato lo sforzo per lo sviluppo del fotovoltaico di ultima generazione su tutte le possibili superfici, di proprietà pubblica, ma anche private, a cui associare un percorso assistito per la costituzione di comunità energetiche di quartiere e di aree agricole (vedi nuova Legge Regionale Piemonte). Anche questo, oltre al vantaggio economico-ambientale, è elemento di resilienza, determinando maggiore garanzia di continuità della disponibilità energetica rispetto alle fonti centralizzate e alle lunghe reti.

 

Gestione innovativa per il ciclo dei rifiuti.

Premessa:

  • gli obiettivi fissati dall’art. 205 del D.Lgs. n.152/06, che prevedeva il raggiungimento di almeno il 65% di raccolta differenziata, ad oggi non sono ancora stati raggiunti;
  • gli impianti di trattamento dell’indifferenziato o d’incenerimento necessitano di grandi quantità di rifiuti per essere redditizi (p. 32. analisi SWOT ambientale del documento VAS del PRGRU – sintesi non tecnica - 2013) contrapponendosi all’obiettivo di aumento della raccolta differenziata;
  • gli impianti di coincenerimento o termovalorizzazione (“recupero dell’energia” dai rifiuti) sono in antitesi alla logica di “recupero della materia” e rischiano anche di attrarre rifiuti da fuori Regione (p. 33 Analisi SWOT Ambientale del documento VAS del PRGRU – Sintesi non tecnica - 2013). La logica di recupero dell’energia dai rifiuti favorisce il sovradimensionamento degli impianti di trattamento dell’indifferenziato (e di CDR) a scapito degli impianti di  compostaggio    (pag.  28-­‐29  Parte  I  di  Analisi  dell’impiantistica attuale). E’ desolante la mancanza di adeguati impianti di compostaggio in tutta la Puglia e l’assoluta trascuratezza verso questa tipologia d’impianto  (p. 318 documento VAS del PRGRU – Rapporto ambientale definitivo e par.1.2 dello Stato dell’arte del compostaggio – Parte II). Gli impianti attuali risultano del tutto insufficienti e spesso producono compost di scarsa qualità. Molti impianti di compostaggio sono previsti ormai da anni e mai realizzati. Il compostaggio è il cuore della raccolta differenziata e oltre il 55% dei nostri rifiuti è di origine organica;
  • la logica del recupero dell’energia (incenerimento) è estremamente dannosa sia per la salute della popolazione, sia per l’economia agricola e turistica dell’intero territorio. Fino ad oggi, la Regione Puglia non è sembrata esprimersi in maniera univoca su questo aspetto fondamentale;
  • l’impianto discarica (esclusivamente quale elemento residuale del trattamento dei rifiuti) è molto più flessibile rispetto ai volumi dell’impianto d’incenerimento. Gli impianti di incenerimento rendono così ostaggio per decenni il recupero della materia (organica e non) devastando ambiente, salute ed economia agricola e turistica;
  • gli attuali impianti di selezione e trattamento dell’indifferenziato in Puglia non si dimostrano efficaci nel riciclo della materia alimentando di fatto i volumi di discariche, CDR e inceneritori;
  • la raccolta “porta a porta” e gli impianti di compostaggio collettivo sono il cuore fondamentale di un sistema di gestione corretta del rifiuto e sono gli strumenti più efficaci per ambire ai migliori obiettivi di raccolta differenziata e di riutilizzo dei materiali;
  • gli impianti  di  compostaggio  ex-­‐novo  consentono  di  creare  (al  contrario della riconversione di altri impianti in centri di compostaggio) una migliore qualità  del compost,  maggiore  efficienza  impiantistica, o, minimizzazione dei trasporti e riduzione della CO2 emessa (pag. 89 VAS del PRGRU – Sintesi non tecnica - 2013);
  • la permanenza di discariche importanti o di inceneritori nello stesso luogo per decenni comporta la quasi certezza dell’inquinamento delle falde acquifere, dell’aria e del suolo circostante (una recente ed eloquente testimonianza è data dalle vicende giudiziarie e dai successivi sequestri della Magistratura nel sito di C.da Martucci a Conversano);
  • la scarsa concorrenza nel settore di raccolta e trattamento dei rifiuti (anche grazie alla presenza di grandi impianti industriali) favorisce costi più elevati per i cittadini, minore qualità dei servizi “dovuti” dai gestori e realizza il contesto migliore per il compimento di danni e conseguentemente di reati ambientali.

Alla luce di quanto esposto in premessa, saranno fondamentali alcune azioni inderogabili che intenderemo intraprendere:

  • intraprendere il percorso verso il traguardo “Rifiuti Zero” così come già adottato da molte città a livello nazionale ed internazionale. Ad oggi i Comuni italiani aderenti alla strategia Rifiuti Zero sono 309, per un bacino complessivo di 6.863.468 abitanti;
  • escludere categoricamente il ricorso a nuovi impianti di incenerimento o di coincenerimento presso cementifici o similari;
  • attuare una “exit strategy” per spegnere in un tempo prefissato gli  inceneritori e impianti di CDR attualmente presenti nel territorio pugliese. Occorre decisamente voltare pagina rispetto a qualsiasi impianto di incenerimento  o    Sono  ampiamente  sottovalutati  gli  effetti negativi che tali impianti di termovalorizzazione hanno sull’ambiente, sull’economia e sulla salute dal momento che tali impianti sono obbligati a elevati volumi “fissi” di incenerimento. Questi impianti diventano dei famelici mostri ecologici che rendono, di fatto, ostaggio per decenni l’intera filiera del rifiuto contrapponendosi alla logica sostenibile del recupero di materia;
  • accettare la biostabilizzazione come trattamento residuale della raccolta differenziata. Il rifiuto biostabilizzato deve essere destinato ad esclusivo servizio del riciclo o della discarica (escludendolo progressivamente dalla realizzazione di CDR). E’ proprio la logica del recupero dell’energia (non abbandonata dai Piani Regionali) ad alimentare uno degli aspetti più critici del sistema. In particolare (a pagina 179 Parte II -­‐ 0.4 del PRGRU 2013) si evidenziava che “nella provincia di Bari, il solo impianto di CDR di Conversano non sarà sufficiente a garantire la raffinazione per i flussi provinciali nemmeno nelle condizioni di regime (65% di raccolta differenziata)”. Tale criticità non potrà che diventare vera emergenza per l’intero territorio se non venisse adottato, come prassi consolidata, il “porta a porta” e la realizzazione di impianti di compostaggio. E’ fondamentale prevedere dunque un immediato percorso temporale di uscita da qualsiasi logica sistemica di “raccolta indifferenziata / trattamento dell’indifferenziato / produzione di CDR / incenerimento”;
  • accettare la logica della discarica solo come elemento residuale della gestione rifiuti attraverso la raccolta differenziata spinta;
  • considerare gli impianti di trattamento di selezione/trattamento rifiuto “a valle” e la discarica come gli esclusivi elementi residuali della gestione dei rifiuti, con forti penalizzazioni per i Comuni non virtuosi nella raccolta differenziata. Escludere, quindi, categoricamente ogni possibile realizzazione di impianti di CDR o termovalorizzazione, rispettando a pieno la residualità della discarica secondo i dettami della dire,va 31/1999/CE (che individua in cima alle sue priorità la graduale riduzione dei flussi di rifiuti urbani biodegradabili conferiti in discarica per ridurre le emissioni di metano);
  • elevare gli impianti di compostaggio a cuore della filiera dei rifiuti imponendo la realizzazione di tutti gli impianti di compostaggio previsti dal precedente Piano Regionale entro  tempi    Scaduti  detti  brevi  termini,  occorre  svincolare ciascun Comune per la realizzazione di un proprio impianto di compostaggio pubblico;
  • attuare la raccolta differenziata “a monte” come unica logica percorribile di gestione del rifiuto. Contestualmente riconoscere la “raccolta differenziata spinta” come unico metodo per la corretta raccolta differenziata e di responsabilizzazione dei cittadini. Metodo che deve essere reso obbligatorio in tutti i Comuni;
  • ricondurre l’ambito della raccolta differenziata e degl’impianti di compostaggio ad un’area territoriale comunale (almeno per i comuni oltre i 15mila abitanti). Da una disamina del PRGRU, nella Parte II si evidenzia come il legislatore ha stabilito che sia “erroneo attendersi aprioristicamente la creazione di economie di scala dall’organizzazione dei servizi di raccolta per dimensioni provinciali”. Inoltre recenti studi evidenziano che le economie di scala non sono presenti in caso di aggregazioni di Comuni superiori a 30.000 abitanti. Siamo certi che la dimensione ottimale della raccolta differenziata sia decisamente quella comunale per la massimizzazione contemporanea di più benefici: le economie di scala, il controllo della raccolta, la flessibilità decisionale e realizzativa di tali servizi;
  • permettere a ciascun Comune della Puglia di organizzare in proprio la realizzazione di impianti di compostaggio, ottimizzando così  la  concorrenza nel settore e stimolando il colpevole mancato avvio di molti impianti di compostaggio. Questo paradigma “Comune-impianto di compostaggio” favorirebbe  l’avvio  di  progetti  fermi  da  anni,  la  realizzazione  di  compost  di qualità, l’ottenimento  di prezzi di conferimento  più concorrenziali, l’attuazione del “km zero” tra conferimento e utilizzo del compost;
  • prevedere l’obbligatorietà nella rotazione dei siti dedicati alla gestione dei rifiuti dopo 25 anni di attività nello stesso luogo. Quest’indirizzo è fondamentale per la realizzazione del principio di sussidiarietà fra territori, per evitare la creazione di impianti di grossa taglia e per sfavorire la creazione di legami stretti tra lobby dei rifiuti e politica locale;
  • eliminare dal PRGRU il sito di Contrada Martucci di Conversano quale impianto presente e futuro per la gestione dei rifiuti anche in virtù dei motivi di inquinamento e di acclarata “strutturale inidoneità morfologica”, così come emerso dalle indagini della Procura della Repubblica di Bari, indagini che hanno al sequestro preventivo senza facoltà d'uso delle vasche di servizio e della discarica di Conversano. Il Piano della Regione, continuando a non stralciare l’area di Contrada Martucci di Conversano, continua ad avvallare tale gravissimo status di illegalità (il D.gls 36/03 stabilisce infatti che “Le discariche non devono essere ubicate in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale”), delegittimando in questo modo l’autorevolezza dell’indirizzo legislativo dello stesso Piano Regionale;
  • stabilire sanzioni pesantissime per i gestori d’impianto o di centri di raccolta comunali, che provocano colpevolmente danni all’ambiente, fino all’esclusione dalla gestione dei servizi appaltati e la revoca senza penali degli stessi. Sanzioni pesantissime dovrebbero essere previste anche in caso di ostacolo ai controlli o nel caso di differimento nella comunicazione dei dati dovuti. Il rispetto delle normative di tutela ambientale da parte dei gestori afferisce ad un diritto fondamentale della persona, il diritto alla salute, garantito dall’art. 32 della Costituzione e oggi più che mai di stretta attualità;
  • promuovere con ogni mezzo la partecipazione nella filiera dei rifiuti di compagini sociali non riconducibili alle medesime proprietà, ad esempio premiando le aziende di più piccola dimensione o quelle compagini sociali che non hanno mai ricevuto finanziamenti pubblici;
  • rendere incompatibile, per evidente conflitto d’interesse, l’assegnazione della raccolta differenziata a chi possiede già la gestione di uno qualsiasi degli altri servizi di gestione del rifiuto (esclusi gli impianti di compostaggio);
  • impedire l’assegnazione degli impianti di compostaggio a chi fruisce della gestione di uno qualsiasi degli altri servizi di gestione del rifiuto (ad esclusione dei servizi di raccolta differenziata). Valutiamo negativamente la riconversione di impianti di biostabilizzazione in impianti di compostaggio per la presenza di conflitti d’interesse   a   scapito   della   quantità   e   qualità   del      La conversione deve essere tuttalpiù marginale rispetto alla totalità del Piano e la conversione deve rispettare il principio di incompatibilità presentato in questo punto e nel precedente;
  • “obbligare” l’installazione di centraline di monitoraggio capillari, permanenti ed online per ogni elemento impiantistico e per ogni tipologia di inquinamento misurabile. Le ubicazioni di tali centraline e la loro gestione dovrebbe essere affidata ad associazioni di cittadini ed ambientaliste esterne sia alla politica, sia alle aziende private, sia all’ARPA;
  • incentivare la trasparenza/partecipazione dei cittadini alla gestione dei Rifiuti, in particolare rendendo imprescindibile per ciascun Comune, sito di impianti complessi, la realizzazione di una sezione web dedicata, organizzata, indicizzata e “spiegata” su ogni avvenimento concernente la gestione dei rifiuti;
  • “obbligare” i vincitori delle gare d’appalto a fornire (a pena di decadenza dei propri diritti nella gestione degli impianti) tutti i dati in entrata, in uscita e di stoccaggio per qualsiasi tipologia di rifiuto, nonché le relative destinazioni con aggiornamento online ed in tempo reale dei dati;
  • incentivare in maniera rilevante le gestioni in house “pubbliche” rispetto alla gestione privata della raccolta e del trattamento dei rifiuti (come indicato in alcuni passaggi in “Introduzione ed articolazione del piano”). Aumentando così la concorrenza e ridimensionando i grandi potentati economici che paralizzano il settore. La gestione del rifiuto rappresenta un elemento strategico di utilità pubblica ed una “risorsa comune”, un “bene comune”;
  • Sulla falsa riga del “KYKK STUDIUM”, commissionato dal Governo Federale Tedesco sulle popolazioni residenti entro un raggio di 30 km dalle centrali Nucleari (studio che ha indotto il governo teutonico a procedere allo spegnimento progressivo e definitivo di tutte le centrali nucleari tedesche), intendiamo promuovere analoghi screening epidemiologici delle popolazioni dei comuni limitrofi a discariche ed impianti di combustione dei rifiuti, che consentano di attuare protocolli di prevenzione e di individuazione precoce delle patologie tumorali e respiratorie in primis, ma anche ictus, diabete, ipertensione, fertilità maschile o di crescita del feto in gravidanza, affezioni all’apparato urinario ed intestinale, notoriamente collegate alle fonti di inquinamento;

 

Ribadendo l’assoluta indisponibilità di aree a qualsiasi forma di combustione di rifiuti o prodotti derivati, la Regione può e deve pianificare le forme più virtuose di gestione già praticate in tante altre realtà nazionali, introducendo una vera tariffazione puntuale premiale per i cittadini collaborativi e sistemi di controllo, anche alla fonte, per sanzionare i comportamenti illeciti. In sostanza, rivedere il piano se fosse già approvato nell’attuale proposizione, o comunque aggiornarlo attraverso una maggiore collegialità territoriale. Questo inciderà sul fenomeno dell’abbandono illegale di rifiuti, che ha raggiunto preoccupanti livelli nelle periferie e campagne, e che comunque richiede la programmazione di uno sforzo straordinario di raccolta e spazzamento finchè il fenomeno non sarà annullato. Uno sforzo utile da programmare è per la capillare informazione ai cittadini, indotti spesso all’abbandono di ingombranti dalla mancanza di informazioni sulla gratuità del servizio di ritiro o del conferimento in piattaforma.

Come si accennava sopra, appare necessaria una iniziativa sulla gestione di rifiuti artigianali e da piccola produzione industriale, spesso illegalmente conferiti nel circuito degli urbani. Ai sistemi di informazione e controllo risulterà utilissimo l’impegno dell’Amministrazione Regionale per le misure di stimolo all’economia circolare, ovvero alla creazione di banche di materie seconde ove offerta e richiesta si incontrino. In questo ambito si potrebbe catalizzare un’azione di concerto con i consorzi ASI e nelle ZES per la fornitura di un servizio specifico alle imprese delle aree.

Da promuovere è anche la positiva esperienza dei Cafè-Repair, dove si svolge un servizio di prolungamento della vita degli oggetti prevenendo che diventino rifiuto, magari con l’introduzione innovativa del servizio di stampa 3D dei pezzi introvabili come ricambio. Ovviamente tutte le misure già presenti nella parte “riduzione della produzione” del nuovo piano rifiuti regionale possono e devono essere adottate investendo in coinvolgimento dei cittadini e delle imprese, nonché in risorse umane finanziabili con i risparmi della gestione rifiuti e ecotassa.

 

 

Mobilità sostenibile per una migliore qualità della vita.

La drastica riduzione del traffico, con tutti i vantaggi che ne derivano in qualità dell’aria e vivibilità, è ottenibile grazie ad un avanzato Piano Regionale Mobilità Sostenibile, in cui particolare impulso organizzativo deve essere dato alla mobilità collettiva, ai piani di spostamento casa-lavoro, al car sharing e pooling, all’uso della bicicletta più che all’aumento della disponibilità di parcheggio dei mezzi individuali o all’incremento delle superfici viabili, scongiurando anche l’incremento di attrattori di traffico e il consumo massiccio di altro suolo. Lo sviluppo del nostro territorio dipende anche dalla logistica della rete stradale e ferroviaria che rende possibile la movimentazione di merci e persone. Pertanto, è necessario garantire alle nostre imprese infrastrutture sicure ed efficienti per far si che esse possano accrescere la qualità e quantità dei loro prodotti. Parte del gap economico della nostra Regione ha a che fare con le filiere logistiche.

Trasporto significa anche aumentare i nostri servizi legati al turismo, far sì che chi sceglie di trascorrere le proprie vacanze nel Salento possa spostarsi in treno tra i punti d’interesse senza dover effettuare tragitti in auto di tre ore. Tutto questo naturalmente va legato alla salvaguardia dell’ambiente e della salute con meno emissioni di gas e più sicurezza rispetto al traffico stradale.

Occorrerà inoltre incrementare la rete di ricarica dei mezzi elettrici e la conversione all’elettrico dei mezzi pubblici e di servizio. Efficace risulterà la pianificazione, di concerto col settore commerciale, per spostare il deposito delle merci non deperibili di vendita

Alcune proposte per riequilibrare il sistema della mobilità e dei trasporti in Puglia:

  • Definire una gerarchia di interventi in base ad una scala di priorità, dato ottenibile attraverso bandi rivolti alle amministrazioni dei grandi centri urbani. Sostenere il recupero delle vie da destinare alla mobilità sostenibile ed adeguare la rete stradale esistente, ponendola in sicurezza e rendendola accessibile.
  • Disincentivare l’uso dell’autovettura privata attraverso una capillare informazione rivolta ai cittadini-automobilisti sulle positive ricadute economiche, ambientali, sulla salute e sulla sicurezza pubblica nell’utilizzare veicoli eco-sostenibili a trazione umana; proporre valide alternative ed incentivi economici.
  • Redigere un piano regionale di viabilità sostenibile incentivando la realizzazione di percorsi protetti e preferenziali (piste ciclabili urbane sicure), di vie a senso unico. Incentivare il recupero delle vie comunali o interpoderali con la realizzazione di una rete di ciclovie extraurbane che colleghino i paesi limitrofi ai grandi centri urbani (favorire gli spostamenti per percorsi casa/lavoro, casa/scuola con mezzi ecosostenibili e a trazione umana). Tale scelta porterebbe alla riduzione della spesa per l'assicurazione auto e vantaggi i termini di ecologia e salute pubblica.
  • Sostenere progetti comunali per le scuole: A scuola a piedi (piedibus) e in bici (bicibus).
  • Incentivare la creazione di centri di interscambio con parcheggi di veicoli ecosostenibili e il noleggio di autovetture elettriche a tariffa oraria (car sharing), ancora servizio di navetta elettrica (9 posti) a prenotazione.

 

Mobilità sostenibile e turismo.

Alcuni dei possibili interventi si innestano perfettamente con un concetto di turismo sostenibile (cicloturismo, ecoturismo) la proposta consiste nel reinventare la Ferrovia Sud Est come struttura di mobilità e ricettività.

Il nostro impegno per una mobilità sostenibile prevede lo sviluppo di progetti sulla mobilità alternativa, di minori dimensioni, ridotto impatto ambientale e minori costi sociali ed economici. Incentivare e sostenere comitati, associazioni e forum sul tema della mobilità e trasporti per facilitare il rapporto tra gli utenti e istituzioni coinvolgendo tutte le realtà presenti, affinché possano esprimere le loro esigenze e mettere in campo delle proposte fattive. Occorre promuovere inoltre il Mini Trasporto Pubblico, con una organizzazione che favorisca un accesso facilitato, di comodità per l'utenza, oltre che di convenienza economica, con particolare riguardo per quelle fasce di cittadini con maggiori difficoltà.

 

Riqualificazione delle aree periurbane e incentivo ai circuiti a Km 0

L’importanza e il valore economico dei servizi ecosistemici forniti alla città dalle aree periurbane è ormai definito in maniera puntuale dagli studi di ISPRA, con i rapporti annuali sul consumo di suolo. La Puglia presenta un deprecabile fenomeno di concentrazione proprietaria di molte aree, dettato da appetiti edificatori espansivi che ormai non trovano più sostegno finanziario e mercato. Tali aree sono abbandonate al totale degrado, diventando deposito di rifiuti (e spesso piccole terre dei fuochi), rifornimento abusivo di legna da ardere e sede di devastanti incendi. In tal modo non solo non svolgono i sevizi ecosistemici di cui sopra, incidendo anzi negativamente sulla qualità dell’aria e climatica della città, ma costituiscono una privazione a possibili sviluppi di un’economia agricola e ludico-sportiva periurbana, viceversa capace di determinare inclusione e lavoro, assorbire le matrici organiche di rifiuto della città e innescare i circuiti del biologico a Km 0. La Regione deve seguire le amministrazioni comunali ad attuare la norma regionale sul catasto delle aree abbandonate, ma deve farsi anche carico di una interlocuzione decisa con i proprietari di suoli per catalizzare la loro cura o il loro affido a iniziative sociali di valorizzazione agricola ecologica, specie se si è assunto un indirizzo urbanistico teso a scoraggiare ogni ulteriore espansione, sia pure già autorizzata.

Lo sviluppo di iniziative tipo cooperative sociali, GAS, circuiti a Km 0, deve essere sostenuto con strumenti di accompagnamento che scongiurino l’istaurarsi di quei fattori di insostenibilità che in altre esperienze ne hanno causato il fallimento. Rilevante appare l’integrazione fra questi sistemi e le comunità energetiche, di cui si è già trattato.

 

 

Migliorare la qualità dell’aria.

Le misure già trattate hanno tutte un grado maggiore o minore di incidenza positiva sulla qualità dell’aria. Un focus specifico va dedicato, però, alla problematica delle fonti di emissione di cattivi odori, vera piaga per alcuni quartieri e per intere città e aree vaste. A parte le combustioni illegali di rifiuti, su cui alle misure già citate si può aggiungere un incremento del controllo e presidio del territorio, resta la questione delle grosse sorgenti di cattivi odori: depuratori urbani, impianti trattamento organico e sansifici, impianti smaltimento rifiuti, altre produzioni odorigene. Si tratta di chiudere la vicenda della norma regionale specifica e di renderla operativa quanto prima; ciò costringerà le principali sorgenti ad adattarsi con la realizzazione dei presidi di abbattimento e contenimento, ma consentirà anche efficace azione agli organi di monitoraggio e controllo ambientale.

Particolare attenzione andrà dedicata anche alla combustione di biomasse, sia in campo, come pratica agricola, che in combustori industriali e domestici. Utile sarebbe un piano di accompagnamento alla tendenziale riconversione dei sistemi basati su processi combustivi verso quelli elettrici, specie se associato allo sviluppo delle rinnovabili di comunità nel Piano Energetico Ambientale Regionale.

 

Maggiore attenzione ai costi ambientali dell’energia

La Puglia ha già pagato un rilevante costo ambientale allo sviluppo dell’eolico e fotovoltaico, a danno di paesaggio e suolo. La prossima stagione non può che essere indirizzata per intero alla riduzione delle superfici fotovoltaiche in campo, a fronte di un incremento di efficienza di quelle restanti e dello sviluppo di superfici solari sul costruito o sulle aree compromesse; contestualmente l’eolico dovrà fare i conti con gli eventi estremi, passando a versioni più piccole, resistenti e performanti, già disponibili. La forma organizzativa più resiliente in campo energetico sono le comunità di autoproduzione e autoconsumo, con l’impiego di nuovi sistemi di accumulo e scambio. L’obbiettivo di chiusura delle grandi centrali a combustibili fossili pugliesi diventa così perseguibile in tutte le forme di competenza regionale.

LA “QUESTIONE” TARANTO

Taranto sta alla Puglia come il meridione è sempre stato per Roma. La “questione meridionale” rappresenta il rapporto perfetto della condizione di Taranto rispetto alla regione, rispetto a Bari. Siamo consapevoli che la Regione non abbia il potere e le competenze per decidere direttamente circa il futuro del Polo siderurgico, ma quello di cui siamo consapevoli e di cui siamo fermamente convinti, è che la Regione può incidere in maniera significativa verso una soluzione che salvaguardi il lavoro, preservando e tutelando la salute pubblica. Per farlo non è importante CHIUDERE prima e RICONVERTIRE poi o RICONVERTIRE prima e CHIUDERE poi, perché, pur cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia: CHIUDERE! La Regione Puglia dovrà favorire l’insediamento di industrie alternative e sostenibili che siano compatibili con le vocazioni del territorio della provincia di Taranto. Ma per fare ciò, la principale delle azioni sarà quella di realizzare le infrastrutture di base, propedeutiche al nuovo sviluppo industriale e produttivo, vale a dire STRADE E FERROVIE dal Salento al Tirreno, solo così potremo parlare di Taranto come Rotterdam. Tutto ciò che colpevolmente, scientemente, la politica Regionale non ha mai fatto proprio per mantenere lo status quo, favorendo unicamente i “Signori” del siderurgico che negli anni si sono avvicendati nella proprietà dell’area “ex ILVA” e continuando a ricattare i cittadini sull’impossibile scelta tra lavoro e salute, una scelta che, in entrambi i casi, è stata una scelta a perdere. Solo favorendo come regione lo sviluppo di insediamenti produttivi alternativi, si potrà incidere sulla politica nazionale e costringerla a chiudere i rubinetti del finanziamento pubblico a favore del Polo Siderurgico, che hanno l’unico scopo di tenere attaccato ad un polmone artificiale un paziente ormai clinicamente morto.

Per quanto attiene ai circa 20.000 addetti, tra indotto e Polo Siderurgico, sarà necessaria una Legge Speciale per Taranto che permetta di assorbire tutti questi lavoratori in quelle che sono le Pubbliche Amministrazioni e Partecipate di Stato che ogni anno sono interessate da una quantità decisamente superiore di pensionamenti e con organici ridotti all'osso dagli atavici blocchi assunzionali.

 

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CASE POPOLARI – Una proposta per l’edilizia popolare

Proponiamo case popolari di proprietà, non più di assegnatari di alloggi sine die.

La prassi cui siamo abituati, vede i proprietari attendere fino a 40 anni un piano di vendite.

 L' idea è portare i circa i 50000 alloggi di ARCA Puglia che si vendono a un prezzo medio di € 26000 alla proprietà, portare tutti gli assegnatari di alloggi, quelli quelli sanati e quelli regolari, a diventare proprietari.

In questo modo Arca Puglia e tutti gli Istituti Autonomi per le case popolari presenti sul territorio pugliese potranno eliminare le spese per  la manutenzione ordinaria e straordinaria.

I proventi derivanti dalla vendita sono equiparabili a circa € 1.300.000.000.

Saranno messi sul mercato tra i 10 ai 15 mila alloggi, il che significa creare lavoro per migliaia di ditte edili, ma soprattutto si andrà ad eradicare alla fonte l'abusivismo, perché quando la casa è di proprietà, diventa inviolabile .

Un sistema che risponde al fabbisogno abitativo e che sottrae quel bene primario che è la casa allo sporco sistema del mercimonio elettorale, cui abbiamo assistito finora in tutte le province pugliesi.

Davvero una rivoluzione copernicana che risolverà i tanti problemi che oggi attanagliano le case popolari, restituirà dignità alle persone, agli assegnatari. Nessuno mai restituisce un alloggio popolare, è pratica in uso rivenderlo sul mercato nero, tramandarlo di generazione in generazione. Questo provvedimento segnerà un punto di svolta anche in questo senso.

 

Il mare e la plastica

I due elementi sono legati fra di loro, essendo il mare Pugliese il principale recettore della plastica dispersa in ambiente. In termini di miglioramento della fruibilità ludico-turistica, le misure sulla depurazione e riutilizzo delle acque avrebbero notevole incidenza nel mantenere la componente biologico-igienica ad alti livelli di qualità. Idem dicasi per le azioni relative alla gestione rifiuti sulla presenza di plastica in acqua e sulle spiagge. Necessita, altresì, poter disporre di una più capillare pulizia sistematica dei litorali e della fascia marina costiera attraverso mezzi idonei e la collaborazione, già avviata, del settore pesca, puntando anche sul coinvolgimento di tutti i settori nautici, da diporto e commerciali. La lotta all’erosione costiera, per quanto impari verso l’innalzamento, va comunque condotta con ogni mezzo efficace e ben studiato, evitando gli errori del passato con barrieramenti a effetto opposto.  

Per ora ci si può anche accontentare, avendo messo tantissima carne al fuoco, ma l’impegno è di ritornare su ognuno di questi temi, aggiungerne altri, e sviluppare sia i concetti che sono alla base delle linee di indirizzo esposte che dettagli progettuali e strumenti per la loro realizzazione per il bene comune. Egoismi e arretratezze culturali permettendo.

Tutela degli animali

Contrasto al randagismo

La Puglia spende circa 30 milioni di euro l’anno per il mantenimento degli animali nei canili, ed è in pole position rispetto a tutte le altre Regioni Italiane in termini di budget designato e speso. Il fenomeno del randagismo va combattuto con maggiori azioni concrete sulla prevenzione, sull'educazione e sulle sterilizzazioni. Si ravvisa la necessità di una importante revisione dal punto di vista normativo.  La legislazione attuale, ad esempio, sancisce che le figure da inserire all'interno della commissione regionale randagismo non siano più elette democraticamente con metodo a sorteggio, ma per nomina, come anche non sono più presenti, rispetto alla precedente norma, i rappresentanti dei comuni. I Comuni quindi sono responsabili economicamente ma di fatto devono solo eseguire, senza essere coinvolti nel processo decisionale rispetto alle misure adottate. La tanto sponsorizzata legge regionale approvata il 07.02.2020 ad oggi risulta priva di regolamenti attuativi per diventare realmente operativa. E’ una legge che nulla risolverà, anzi fa solo gli interessi di chi considera il cane una mera fonte di guadagno. La politica non deve mettere da parte il benessere degli animali, occorre che tutte le parti in causa quali Associazioni, Veterinari, ASL, Comuni e Regione lavorino in sinergia.

Agricoltura

L’agriecologia come prospettiva per un futuro sostenibile.

L’agriecologia si propone come soluzione completa, radicale, ai problemi del sistema agroalimentare globale. Essa si basa sull’applicazione integrata di una serie di principi e tecniche volte a produrre quantità maggiori di cibo ed altri biomateriali, e al contempo mantenere o migliorare lo stato degli ecosistemi e la loro capacità di fornire i servizi ecosistemici per il sostentamento della vita. L’agriecologia fonde in sé scienza, pratica e movimento sociale. Favorisce le piccole e medie aziende agricole e i contesti di sviluppo rurale locale. La Puglia guarda all’agriecologia come modello per uno sviluppo agricolo che oltre a buoni livelli di produttività metta al primo posto la tutela ambientale e la salvaguardia delle risorse idriche, che come detto sono limitate e risentono delle contaminazioni da prodotti chimici sino ad oggi ampiamente sfruttati in agricoltura.

Oltre che incentivare questa modalità di approccio con la distribuzione di fondi, ripartiti equamente su tutto il territorio regionale, occorrerà fornire agli operatori del settore opportunità concrete di pianificazione e realizzazione del progetto, con tutoraggio e corsi di formazione tanto per chi si approcciasse per la prima volta a questa maniera innovativa di fare agricoltura, quanto per chi avesse un’azienda già operante sul territorio Pugliese e desiderasse portarla in conversione.

 

CO.DI.RO.: Contrasto al disseccamento rapido degli ulivi.

Dieci punti per la rinascita dell'olivicoltura pugliese grazie ad un nuovo modello di contrasto al complesso di disseccamento rapido degli Ulivi:

1)  ripartizione delle competenze rispettivamente ai monitoraggi ed alle operazioni di 

controllo/contenimento previste, dall’Osservatorio fitosanitario regionale pugliese a tutti gli enti regionali che possano più adeguatamente contrastare il fenomeno del disseccamento rapido degli ulivi sotto i diversi profili, agricolo, paesaggistico, turistico ed ambientale.

Supervisione ed eventuale revisione da parte del Mipaaf – o altri idonei istituti di controllo pubblici nazionali – in merito alle modalità di elargizione, passata e futura, dei fondi concessi sino ad ora in ricerca, analisi di laboratorio, programmi informativi, ecc.

 2) Autorizzazione degli espianti in tutta la zona delimitata (infetta, di contenimento, cuscinetto) dei soli alberi infetti (superamento della misura dei “100mt”, in quanto non verificatasi efficace). 

Tuttavia, qualora l’albero infetto rientri nella categoria “secolare/monumentale”, non procedere all'espianto immediato bensì attuare le già note procedure di isolamento fisico, per impedire ulteriori presidi di contagio, e provvedere al tentativo preventivo di cura con metodi avvalorati da idonee pubblicazioni scientifiche con peer-review.

 3) Autorizzazione delle misure di cui al punto 2. 

previa certezza, tramite adeguate analisi e controanalisi, della presenza del batterio sull’ospite considerato. A tal proposito, si ritiene dover concedere ai proprietari e fruitori della pianta dichiarata infetta la possibilità di effettuare controprove accertanti la batteriosi, presso qualsiasi laboratorio accreditato ISO 17025, con i medesimi metodi di prova specifici (tecnica Elisa e PCR). 

Qualora le analisi (pubblica convenzionata e privata) non dovessero coincidere, si riterrà necessario ripetere le stesse, sempre permettendo ulteriore controanalisi. Qualora, nuovamente, gli esiti non coincidano, l’eradicazione della pianta non potrà essere autorizzata.

4) Riprendere ed effettuare con cadenza frequente – almeno ogni 6 mesi - i monitoraggi in tutta la zona delimitata (infetta, di contenimento, cuscinetto) così come previsti ad oggi in zona cuscinetto (maglia 100x100mt) e su tutte le piante comprese quelle asintomatiche; i suddetti dovranno essere estesi a tutte le specie ospitanti il batterio. Si ritiene auspicabile altresì l’estensione dei monitoraggi in un raggio di almeno 300km dal limite della c.d. zona infetta.

5) Incentivo ed obbligo di attuazione delle c.d.  buone pratiche mediante adeguate potature delle piante, nonché adeguati diserbi meccanici durante il periodo di sviluppo del vettore Phylaenus spumarius, per scongiurarne il più possibile la proliferazione.

6) obbligo di trattamento fitosanitario, in tempi e modalità previste dal Piano del Mipaaf, ma esclusivamente con prodotti biologicamente sostenibili, escludendo categoricamente neonicotinoidi e altre molecole già comprovatamente nocive, sostanze già bandite in alcuni Stati europei e altamente sconsigliate da numerose autorità e personalità sanitarie di prestigio (v. es. Rapporto rischi ISDE )

 7) Le pratiche ed i trattamenti obbligatori di cui ai punti 2., 5. e 6., devono prevedere adeguati indennizzi ed incentivi, sfruttando le somme a bilancio regionale e nazionale, assicurandone la reperibilità a tutti i soggetti obbligati (contadini e piccoli agricoltori,

aziende agricole, consorzi, ecc) tutelando così un’equa nonché diretta ripartizione degli stessi.

8) Data la comprovata resistenza/tolleranza agli effetti derivanti dall’aggressione del batterio della  cultivar autoctona CORATINA (v. “Pilot project on  Xylella fastidiosa to reduce risk assessment  uncertainties” EFSA 2016 – allegato 3), dimostrata  altresì in misura anche maggiore rispetto alle varietà  dichiarate resistenti ed autorizzate con Deliberazione della Giunta regionale del 24 ottobre 2018, n. 1890,  si autorizzi ed incentivi in modo preminente il  reimpianto con cv. Coratina e di tutte le qualità autoctone della nostra regione che negli anni siano state scientificamente valutate e decretate resistenti al batterio e del complesso di disseccamento rapido degli ulivi.

Le cvs ad oggi autorizzate, infatti, avendo origine non autoctona potrebbero risultare non efficaci alla rigenerazione del comparto agricolo ed al ripristino paesaggistico; al contrario, la cv. Coratina ​

assicurerebbe sostenibilità ed efficacia anche futura del programma di ripristino, essendo essa nativa del territorio pugliese nonché nota varietà di pregio.

Si autorizzi dunque il finanziamento dei progetti di ripristino (dunque anche la pratica di espianto) solo se previsto successivo reimpianto della cultivar autoctona.

 9) Prevedere altresì le pratiche degli innesti esclusivamente con la varietà autoctone;

10) Considerare di revisionare la regolamentazione relativa ai fondi PAC prevedendo concessioni relazionate alla produzione e revisioni annuali della stessa, come già avveniva in passato.

 

Glifosato

Come in altri ambiti che tratteremo piu avanti riteniamo che si debba applicare il principio di precauzione. Passando dalla retorica enunciazione del principio costituzionale alla sua attuazione.

In ambito agricolo tanto quanto in ambito produttivo e distributivo, coinvolgendo la GDO.

Il Senato della Repubblica ha impegnato il governo:

            1) ad assumere ogni idonea iniziativa in sede europea per promuovere la revisione delle decisioni assunte in merito all'utilizzo del glifosato con regolamento di esecuzione (UE) 2017/2324 della Commissione, del 12 dicembre 2017 e a valutare la possibilità di sospendere, nelle more, gli effetti del comunicato del Ministero della salute del 19 dicembre 2017 con cui si è recepito il rinnovo della sostanza attiva glifosato per 5 anni;

            2) a prevedere che i grani esteri, provenienti da aree dove il clima impone l'impiego di glifosato, siano assoggettati al principio di precauzione comunitario previsto dal regolamento (UE) 2016/1313 (non già dal precedente regolamento (UE) n. 293/2013), così come recepito dal decreto del Ministero della salute 9 agosto 2016;

            3) a valutare la possibilità di emanare una circolare che vieti la presenza di glifosato in tutte le stive di grano importato, anche se già sdoganato in altri porti europei, e a disporre, di conseguenza, l'intensificazione delle attività di controllo e monitoraggio su tutte le stive attraverso il prelievo di campioni da ciascuna stiva per affidarle a laboratori accreditati e rendendo noti gli esiti delle analisi, con specifico riferimento al traffico commerciale e alle connesse operazioni, in tutte le infrastrutture portuali italiane, in particolare nei porti della Puglia dove sbarcano la maggior parte delle navi contenenti grano duro proveniente dagli Stati Uniti e dal Canada, con lo scopo di garantire la sicurezza alimentare, ambientale e sanitaria;

4) a promuovere, anche mediante lo strumento della decretazione di urgenza, degli interventi normativi finalizzati a vietare l'utilizzo e la presenza della sostanza attiva glifosato negli alimenti;

5) ad adottare tutte le necessarie misure di precauzione sul territorio nazionale volte a proteggere la sanità pubblica nonché la salubrità dell'ambiente, con specifico riferimento alla tutela delle acque, della flora e della fauna.

Occorre dare seguito a tali indicazioni e vigilare concretamente e Cittadini Pugliesi non farà come i suoi predecessori, andrà a vigilare su tutta la filiera del grano affinchè la salute dei cittadini e le buone pratiche degli agricoltori pugliesi vengano tutelate.

 

Chiarezza sulla Xylella e linee d’intervento innovative.

In primo luogo, sono auspicabili liberi sviluppi scientifici sul caso del Disseccamento rapido dell’Ulivo, e sarebbe molto utile che le autorità regionali e fitosanitarie fornissero trasparenti elaborazioni dei dati dei monitoraggi. Si saprebbe esattamente quanti siano gli alberi con gravi sintomi, quanti con sintomi medi, quanti infetti, quanti infetti che non presentano sintomi, quanti alberi sono definitivamente morti (senza ricrescita alla base) e quanti di questi erano infetti. Insomma, chiarezza ufficiale e non balletto mediatico o di questa quell’altra categoria detentrice di aspettative su scenari post epidemia (se tale è).

Anche le misure che oggi vengono sostenute, basate su massicci impieghi della chimica e abbattimenti di insicura efficacia, tranne che sul paesaggio e gli equilibri ecosistemici, meritano attente valutazioni costi ambientali/benefici, considerando tante altre filiere come quelle del biologico e dell’agriturismo e della sana alimentazione. Ma siccome questa ondata di abbattimenti pare non si possa arrestare, bisognerà fare molta attenzione agli appetiti di reimpianto intensivo nei terreni “liberati” dagli ingombranti ulivi secolari e millenari; ancora una volta devono essere oggettivamente considerati i fattori limitanti del clima mutato, della disponibilità d’acque, degli effetti ecosistemici e così via. L’impossibile non va nemmeno ventilato come prospettiva.

 

PROGRAMMA DI VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI, OTTIMIZZAZIONE DELLA FILIERA AGRICOLA (DALLA CAMPAGNA, AL COMMERCIALE FINO ALLA TAVOLA) E CREAZIONE DI UN MARCHIO D'AREA (MADE IN PUGLIA).

Introduzione:

La Puglia con la sua diversità geografica, culturale ed enogastronomica ha un potenziale enorme che regolarmente viene sottostimato e poco sfruttato. Abbiamo un tesoro senza saperlo, e chi lo sa non lo usa per creare ulteriore ricchezza! I problemi più facilmente riscontrabili sono sempre gli stessi:

mancanza di un Management serio e competente nelle varie aziende, incapacità di fare massa critica ed incapacità di cooperazione, anche se tutto ciò è in parte giustificato anche dalla dimensione molto piccola delle aziende e che ad onor del vero spesso sono sempre più focalizzate sulla qualità e non sulla quantità. E questo è positivo. Ecco perchè la politica e la Regione Puglia dovrebbero colmare queste lacune che il privato spesso non riesce a colmare, riducendo drasticamente la potenza di fuoco di una potentissima arma chiamata Agroalimentare Pugliese!

Qui di seguito alcune proposte concrete per riattivare, stimolare e potenziare questo settore strategico non solo per la Puglia ma a livello Nazionale.

 

  • Stilare un lista di terreni incolti e non utilizzati a livello Regionale, che potenzialmente sono anche pericolosi, si pensi agli incendi che ne derivano;
  • Affidare tali terreni a cittadini Pugliesi che vogliano avviare una produzione agroalimentare e/o ad aziende che vorrebbero espandere la capacità produttiva ma non ne hanno la possibilità;
  • Creazione di un Marchio d'area per il Made in Puglia con conseguente marchio commerciale (esempio: Cuor di Puglia); esempio pratico sono i prodotti a marchio Coop che pur non essendo produttori si appoggiano a numerosi produttori Nazionali;
  • Coordinamento a diretto controllo della Regione e creazione di cooperative dedite alla produzione di prodotti simili per tipologia o per zona geografica (esempio prodotti Salentini o dell'Alta Murgia) e (produttori primitivo di Gioia del Colle);
  • Creazione rete e canali commerciali in Italia ed all'estero sfruttando la stazza di livello Regionale del progetto e creando canali di vendita diretta ai consumatori finali (DTC) anche utilizzando le nuove tecnologie e le piattaforme e-commerce (una sorta di Amazon Pugliese);
  • Interventi diretti della Regione per stimolare e stipulare accordi per la distribuzione anche a lungo termine in altre Regioni e Nazioni, oltre che in Grandi catene della distribuzione nazionale;
  • Adattare la produzione annuale in base alle stime ed ai progressi delle vendite, in questo modo si evitano la sovraproduzione ed i costi inutili (una sorta di produzione adattativa e dinamica) che rispecchi sempre domanda ed offerta e limiti al massimo eventuali crolli dei prezzi;
  • Investimenti nella formazione del personale che viene poi inserito nelle cooperative Regionali e che deve essere rigorosamente Pugliese;
  • Creazione di punti vendita diretti nei punti strategici e ad alto flusso turistico una sorta di corner della Regione Puglia con degustazioni ed eventi commerciali, presentazione brands ecc;
  • Partecipazione ad eventi di portata Nazionale ed Internazionale;
  • Coordinamento del settore Agroalimentare con il settore turistico che devono essere a stretto contatto in una sorta di simbiosi naturale;

Regolamentazione necessaria per non creare contrasti, bensì sinergie tra pubblico e privato;

AQP Acquedotto Pugliese

 

L’ACQUEDOTTO è patrimonio materiale e immateriale dei Pugliesi.

Rappresenta tutt’oggi il principale ristoro dello stato post-unitario alla nostra regione dopo i maltrattamenti e le ruberie perpetrate negli ultimi decenni del 1800. Rispondeva, ai suoi esordi, ad una esigenza atavica, la sete; è diventato oggi il soggetto gestore di quel complesso di attività che vanno dall’approvvigionamento delle risorse idriche dalle diverse fonti disponibili al riuso delle acque reflue depurate. È vettore di sviluppo locale e presidio di igiene e sanità - resta un unicum nel suo genere - è risorsa poliedrica e poliforme a servizio dell’economia regionale. Risponde all’Autorità Idrica Pugliese (espressione dei Comuni Pugliesi) che le affida il Servizio Idrico Integrato ed è tenuta a seguire le direttive dell’ARERA (Autorità Nazionale di Regolazione per Energia Reti e Ambiente).

Governo: per esplicare al meglio le sue funzioni è necessario affrancare il governo di AQP SpA dalla Politica Locale. Nel concreto è necessario, un’azionariato diffuso. Tutti i cittadini pugliesi devono poter accedere  a quote di proprietà.

Ritornare ad una struttura di vertice rappresentata da un presidente di nomina dell’assemblea dei soci e cittadini pugliesi scelto preferibilmente tra i tecnici di rilievo e di riconosciuto valore accademico.

Nessun personaggio politico o che risponda a logiche di equilibri di potere.

Va pertanto eliminato il Consiglio di Amministrazione che rappresenta solo il luogo di soddisfazione per gli appetiti del politico di turno.

Va superata anche la battaglia ideologica per la conversione in azienda pubblica. Di fatto una SpA ad intero capitale pubblico è già un’azienda pubblica. Bisogna fare solo in modo di garantirne l’unicità e contrastare le spinte alla esternalizzazione di attività ad alto valore aggiunto che invece si annunciano prossime, vincolando anche il riutilizzo in azienda degli utili di impresa. È necessario spingere per l’internalizzazione delle attività proprie legate ai servizi svolti in convenzione (ad es. gestione diretta del servizio fognatura) aumentando in tal modo la capacità di gestione diretta delle opere superando definitivamente la logica - che purtroppo sopravvive - di dover soddisfare i gruppi di potere imprenditoriale locali che per anni hanno lucrato sull’incapacità di dirigere e controllare con mezzi corretti e sufficienti.

In Acquedotto Pugliese i Pugliesi lavorano per i Pugliesi. Occorre scardinare il rapporto stretto tra la politica regionale ed il governo aziendale è l’unica strada per rimettere al centro della selezione e della crescita del personale unicamente il valore e l’impegno di ciascuno. Troppe volte, specie negli ultimi 5 anni, si è assistito ad improvvise ascese e rovinose cadute di carriera giustificabili solo dall’intervento di amicizie potenti in Regione. È necessario impegnarsi e demolire questo meccanismo perverso. Inoltre è indispensabile far crescere il management interno per operare un progressivo ricambio ai vertici aziendali fatto di tecnici esperti, maturi e responsabili con le idee chiare e di riconosciuto ed indiscusso valore per tutti.

 

In sintesi, l’acquedotto del futuro deve essere :

  1. Custode sempre più attento della risorsa idrica dalle fonti (consolidando i rapporti di rispetto reciproco con le Regioni limitrofe che ci danno acqua) alle case (definitiva strutturazione delle attività di ricerca e riparazione delle perdite con sostituzione o risanamento integrale dei tratti a fine vita utile, completamento telecontrollo, distrettualizzazione con ausilio di idrovalvole, e diffusione pubblica costante dei dati sulla consistenza reale delle perdite);
  2. Garante della raccolta, trattamento e restituzione all’ambiente delle acque nere (fognarie) depurate, in una logica di continuità del servizio indipendentemente dalle condizioni meteo (es. disservizi in occasione delle giornate di pioggia) risanando e risolvendo il problema delle immissioni abusive (rilievo puntuale, monitoraggio continuo e campionamento flussi); guardando ai depuratori come presidi sanitari indispensabili per i territori serviti, fondamentali sia per l’economia circolare dell’acqua depurata, da riutilizzare il più possibile per usi non potabili (agricoltura, irrigazione verde urbano, industria es. raffreddamento, lavaggi stradali, ecc.), sia per il recupero a fini energetici (biogas) e di materia (sabbia, cellulosa, ecc.).

 

A margine: piani e programmi di ampio respiro.

Energia

AQP nel suo complesso è un’impresa altamente “energivora” assorbe da sola una piccola percentuale dei consumi nazionali di energia elettrica e riesce ad autoprodursi una quota minima di energia rinnovabile dai pochi impianti pilota installati o ripristinati negli ultimi anni. È necessario da un lato un grande piano strutturato di risanamento energetico volto al risparmio e un ambizioso programma di installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile su tutto il territorio servito approvvigionando le proprie utenze, direttamente dai nuovi impianti ad energia rinnovabile da realizzare;

 

Compostaggio

una menzione a parte merita l’esperienza di ASECO, la controllata di AQP che doveva occuparsi del trattamento dei fanghi di depurazione per farne compost ad uso agricolo. È del tutto evidente che tale esperienza, pur avendo un senso logico non è praticabile nei termini attuali sia per una questione di specifiche competenze necessarie per la gestione di quel tipo di impianti che hanno a che vedere più con la gestione dei rifiuti che con quella delle acque sia perché assolutamente sottodimensionata rispetto alle reali esigenze di gestione fanghi di depurazione di AQP (un solo impianto, peraltro avversato dalla comunità locale, in agro di Ginosa).

È necessario ripensare tale scelta riformando l’intero comparto per la frazione organica dei rifiuti dotandosi di una società “in house” regionale che possa acquisire anche i fanghi disidratati dei depuratori di AQP ma che sia gestita in modo autonomo e con logiche industriali.

Sicurezza e trasporto pubblico

 

In Piemonte e Lombardia, i livelli di sicurezza nell’ambito del trasporto pubblico sono stati incrementati offrendo la gratuità del titolo di viaggio al personale militare ed appartenente alle forze dell’ordine che viaggi in divisa.

Si pensi a Trenitalia, che attualmente oltre alla Polizia Ferroviaria si avvale di vigilanza privata (denominata “Protezione Aziendale”). Nonostante ciò, le stazioni ed i treni non possono considerarsi luoghi sicuri né per l’utenza né tantomeno per il personale dipendente, che è molto spesso vittima di aggressioni.

La situazione è ancora più critica nell’ambito del trasporto urbano che, in particolare su alcune linee, comporta problemi di sicurezza per gli autisti e per le vetture, oltre che per l’utenza. Risale proprio al 19 agosto 2020 l’ultimo caso di cronaca, l’aggressione ai danni di un autista del trasporto urbano barese.

In definitiva, la gratuità dei servizi di trasporto incentiverebbe i membri delle forze dell’ordine e delle forze armate che normalmente viaggerebbero in auto privata, a raggiungere il posto di lavoro in divisa utilizzando il trasporto pubblico. La presenza di una divisa a bordo agisce di per sé da deterrente ed è efficace in maniera preventiva garantendo migliori livelli di sicurezza.

Cultura

Qualcuno ritiene che in Puglia vi sia il giusto spazio per il valore " cultura " e che siano impiegate risorse adeguate a tale settore? NO. Eppure di investimenti ne sono stati fatti, e tanti. Molto spesso in modo sbagliato, sconsiderato, vincolato a logiche improprie e pericolosissime. Invece di favorire la cultura si è guardato all' intrattenimento come fenomeno e macchina del consenso. Non costruzione con quei tanti soldi ma politica dell'evento, con tutta la provvisorietà, la eccezionalità e la precarietà del fenomeno. Occorre fare un grande lavoro di recupero del senso di cultura, che non si sposa con il concetto di prodotto e di consumo, di merce e di mercato.

Bisogna ripartire da capo. Questa amministrazione non aveva le idee chiare sul da farsi ed ha scaricato la propria incompetenza sugli operatori del settore.

NO, nostro malgrado la Cultura con la C maiuscola non ha avuto il dovuto spazio ed è questo che va riconquistato.

Rispetto al pregresso vissuto in questi anni dagli operatori del settore, il Bilancio è negativo. Il pregresso è molto complicato e compromesso da una politica velleitaria e incosciente dell'assessorato alla cultura regionale, che per mancanza di conoscenza del settore, piegato a logiche mercantili e "industriali", ha trascinato sul baratro e lasciato cadere molte realtà importanti. Quelle che potranno riprendersi faranno molta fatica, soprattutto nel contesto attuale di convivenza con il Covid e il dissesto da esso derivato. Il settore ha avuto a che fare con una dirigenza regionale al limite della mentalità inquisitoriale e della paranoia persecutoria. Il settore ha ora bisogno di aria, libertà espressiva, sburocratizzazione, ricerca non necessariamente legata al risultato commerciale, produzioni di qualità artistica separando l'arte dall'intrattenimento, che deve avere altre logiche. Bisogna puntare alla qualità artistica non alla quantità numerica, che prima poi viene se c'è la prima. Il settore ha bisogno di fiducia dalle istituzioni e fiducia in sé stessa. 

Se governassimo noi di Cittadini Pugliesi e potessimo intervenire in questo strategico settore della vita pubblica e di relazione umana e sociale, quali strumenti, quali le leve tangibili e intangibili che utilizzeremmo?


- Daremmo vita alla produzione cinematografica autoriale regionale col sostegno di un ente preposto, non la Afc che ha ormai una missione da agenzia di pubblicizzazione del territorio.

Questo non guasta ma non si deve perdere di vista la cultura, la sua finalità di costruzione di pensiero evolutivo.

Offrendo scenari e creatività.

Conoscenza e formazione pedagogica e sociale.

Speranza. Spazio. A tutti. Anche a chi ha idee diverse dalle nostre. Anche per chi non vota per noi.

Daremmo vita ad un teatro stabile con l’obbligo di creare lavoro e produzioni nuove per e sul territorio pugliese, con promozione dell'attività in maniera diffusa sull’intero territorio regionale;

 

-  Creeremmo poli di sviluppo della produzione delle arti contemporanee, con possibilità di sperimentazione e ricerca finalizzate ad ottenere una rappresentanza della nostra terra nel panorama internazionale. A tal scopo creare rapporti produttivi con tutto il settore AFAM, cioè Accademie e Conservatori.

 

-  Si valuterà la possibilità di creare una Indennità Regionale di sostegno al reddito per i lavoratori dello Spettacolo atipici/intermittenti, in modo da attenuare gli effetti devastanti prodotti dall’emergenza COVID, su un comparto forse tra i più colpiti.

- Piano Straordinario per la Creatività e la Sostenibilità: attraverso la ricerca, la sperimentazione e la formazione, anche in cooperazione con le università e le istituzioni di alta formazione artistica presenti sul territorio regionale, al fine di sostenere e promuovere progetti ed idee innovative, con particolare riguardo ad un generale ripensamento all’accessibilità dei luoghi dello spettacolo oggi, più che mai, bisognosi di soluzioni che permettano di ripartire e di continuare a svolgere la primaria funzione della diffusione della bellezza.

- Un Tavolo Regionale per l'Alta Formazione AFAM aiuterà ad individuare e sostenere possibili percorsi di specializzazione dell'offerta formativa compatibili con le peculiarità dei territori, a valorizzare le attività di coproduzione e cooperazione in rete tra le diverse istituzioni, a garantire un'equa circuitazione delle attività di produzione artistica.

- Semplificazione delle Prassi Regionali che preveda la semplificazione delle procedure di rendicontazione.

- Creazione di una Piattaforma regionale per la promozione e la calendarizzazione della grande offerta culturale presente su tutto il territorio, dalle manifestazioni agli spettacoli, dalle mostre agli eventi della tradizione. Una cassa di risonanza per la promozione delle eccellenze artistiche, musicali e culturale della regione.

- Verrà valutato il varo di una legge regionale sul Mecenatismo diffuso per il supporto ai luoghi, cantieri, istituzioni della cultura pugliese attraverso l'implementazione, sul piano della fiscalità, di quelle misure destinate alla deducibilità delle spese di natura culturale effettuate nella Regione. In questo modo si favorisce ulteriormente lo sviluppo di un senso di partecipazione ad un progetto collettivo e territoriale orientato allo sviluppo culturale del proprio territorio.

- “La musica ti salva la vita” così recitava José Antonio Abreu, il fondatore del “sistema” delle orchestre giovanili che dal Sudamerica ha contagiato il mondo intero, recuperando migliaia di ragazzi dalla povertà culturale e materiale e trasformando molti di loro in alcuni dei musicisti più affermati al mondo. Seguendo quel modello, verrà creato un fondo per il sostegno e la promozione di orchestre giovanili con particolare riguardo all’aspetto educativo e formativo.

- Infine sarà di fondamentale importanza la creazione di un Sistema di Residenze Artistiche e dello Spettacolo dal vivo che permetta di recuperare e valorizzare i numerosi spazi di proprietà regionale e/o comunale, ancora inutilizzati e che potrebbero divenire contenitori stabili di cultura.

 

Diffondendo cultura, si creano consapevolezza e libertà.

In Puglia NON esiste indipendenza intellettuale fra la cultura e la politica, gli operatori del settore vivono una esperienza non libera, non indipendente e di fatto la cultura è gestista dall’Amministrazione Pubblica, dalle relazioni fra il potente di turno e coloro che intendono continuare a vivere di cultura e di spettacolo e a operare in questo settore. Il rapporto tra istituzioni pubbliche e arte è conflittuale, ma necessario. La politica e le istituzioni devono passare dall'uso strumentale della cultura alla sua promozione indipendentemente dai soggetti interessati e dai settori.

Le idee prima delle appartenenze.

La cultura va sostenuta da sola, a prescindere, non come portaacqua strumentale di questo o di quell’ interesse, non come ancella del turismo, della scuola, della partecipazione sociale.

Se si fa buona cultura e si sostiene in modo convinto e concreto questa, le ricadute su turismo, scuola, socialità ci sono tutte. La visione d’insieme lo insegna e lo impone. Come? Sostenendo la partecipazione del pubblico, fare sì che il pubblico scelga liberamente quale produzione culturale lo interessi, senza che sia pilotato, senza che sia sottovalutato.

Infine sburocratizzando in maniera estrema il settore come detto anche per altri contesti.

 

Noi siamo per un'altra cultura, una cultura che sia identità, promuoviamo una diversa prospettiva: “diffondendo cultura, si creano consapevolezza e libertà”. E la consapevolezza di ciò che siamo è alla base di ogni ricchezza, anche economica ma soprattutto è alla base della ricchezza più grande, la libertà che ci vogliono togliere mediante un meccanismo di imposizione del pensiero egemone.

Noi siamo per una cultura che valorizzi le identità locali – anche le più piccole realtà – invitando tutti gli operatori del settore a presentare proposte, e con la creazione di un Comitato di valutazione composto da esperti del settore nominati a livello regionale, previo accertamento di requisiti che ne certifichino l’imparzialità, che assumano il compito di analizzare la validità di tali proposte, ad essi sottoposte in forma anonima per evitare favoritismi: una valida proposta lo è al netto di chi la firma. Ancora nell’ambito della cultura, la scuola ricopre un settore strategico per la formazione dei cittadini. Occorre destinare maggiori fondi alle dotazioni basilari dei nostri Istituti Scolastici, che troppo spesso vedono mancare i materiali più essenziali, dalla carta igienica alla carta per fotocopie, sino ad arrivare ai materiali didattici, agli strumenti musicali, all’acquisto di materiali specifici per lo studio ed il mantenimento delle tradizioni locali di ogni area. Si pensi ad esempio alle tradizioni musicali del Salento, radicate nei secoli, o alla conoscenza di mestieri antichi, che si vanno estinguendo ma meriterebbero di essere incentivati e mantenuti vivi per non andare perduti, e ancora ai giochi di una volta, che vengono mano a mano dimenticati. E’ fondamentale mantenere vive le tradizioni tanto quanto lo è la possibilità per i nostri bambini e ragazzi di fruire materiali tecnologici di supporto all’apprendimento come pc, tablet, materiali per laboratori di informatica e robotica. Molto importante anche l’attivazione di progetti che coinvolgano soggetti esterni alla scuola, per incentivare l’apertura della stessa al mondo esterno, creando connessioni con le realtà del territorio a vari livelli, perché la cultura non rimanga fine a se stessa ma possa contestualizzarsi nella realtà esterna alle aule.

Turismo e cultura vanno di pari passo in una regione come la Puglia che non è solo mare e spiagge. E’ necessario operare un potenziamento degli itinerari turistici già in essere, miglioramento della loro fruibilità con indicazioni più precise e puntuali, creazione di nuovi tragitti. È arrivato il momento di offrire itinerari turistici tanto al forestiero curioso di conoscere anche un’altra Puglia, quanto al cittadino pugliese che ha voglia di approfondire ciò che di interessante la Puglia offre. Itinerari guidati per aree tematiche, ad esempio percorsi guidati alla scoperta dei castelli, piuttosto che dei musei, o delle aree archeologiche, sulla scorta di quanto attuato anche in altre regioni come l’Emilia Romagna o la Valle D’Aosta. Un ruolo fondamentale nella pianificazione ed attuazione di questi progetti potrebbe essere affidato alle guide turistiche abilitate, professionisti qualificati sinora poco considerati, costretti all’attuale stato di cose a lavorare per aziende private che gestiscono beni pubblici.

Università

Le università pugliesi immettono ogni anno nel mercato del lavoro eccellenti giovani laureati che costituiscono un patrimonio immenso per l’Italia e per il mondo anche per via delle decine di riconoscimenti internazionali che essi ottengono. La triste realtà è che troppo spesso questi giovani sono costretti a lasciare la Puglia per affacciarsi al mondo del lavoro ottenendo un’impiego all’altezza della propria preparazione e che garantisca loro una congrua retribuzione.

I giovani sono il futuro, ma deve essere loro concesso di essere il futuro e la fortuna della nostra regione. In troppi sono stati costretti in questi decenni, e son costretti ancora oggi ad abbandonare la propria terra ed i propri affetti in cerca di una vita professionale dignitosa ed all’altezza delle proprie competenze. In quest’ottica proponiamo un’articolato progetto di collaborazione con le facoltà universitarie in ogni ambito di competenza regionale in cui i ragazzi possano contribuire all’innovazione, al miglioramento e all’ottimizzazione dei sistemi esistenti.  La Regione Puglia deve impegnarsi per finanziare la ricerca, includendo le università nella ricerca di soluzioni innovative alle problematiche territoriali, come noi di Cittadini Pugliesi proponiamo di fare su tante tematiche, dalla cultura all’agricoltura con la ricerca di soluzioni alle problematiche legate all’impoverimento dei suoli, alla tutela dell’acqua di falda, alla Xylella.

Ancora potremmo implementare le collaborazioni già esistenti nello studio, nella tutela e mantenimento dell’immenso patrimonio di beni culturali che la nostra regione possiede, incrementando gli itinerari turistici e lavorando sul miglioramento della loro fruibilità, dell’organizzazione e dell’accessibilità.

Potremmo collaborare con specifici bandi nel miglioramento della rete infrastrutturale, migliorarne la sostenibilità. E ancora in ogni altro ambito, dovremmo includerli. Per amare un territorio bisogna conoscerlo a fondo, conoscerne i problemi, le tradizioni, essere e sentirsi parte integrante della sua storia.

Se riusciremo a fare in modo che i nostri giovani si sentano parte della nostra storia tutta pugliese, più difficilmente abbandoneranno il nostro territorio, e creeremo delle professionalità con competenze legate alle specificità del nostro territorio.

Sport

Ai fini dell'aggregazione, integrazione sociale e di buoni e sani stili di vita, lo sport costituisce un aspetto importantissimo per il benessere delle persone. La Puglia soffre ed è carente di strutture sportive. Bari, la Milano del Sud, non ha un campo per il Baseball e per il Softball, unica città a non avere una struttura simile in Italia. Tanti turisti del continente americano o asiatico (giapponesi in particolare), chiedono di poter assistere ad incontri di questi sport che si svolgono in piena estate, e sono costretti a raggiungere i "Diamanti" di Foggia o Matino. Sino ad ora questo è stato determinato dal disinteresse delle amministrazioni locali, ma soprattutto della regione che nulla ha fatto per i cosiddetti sport minori, che minori di altri sono forse unicamente per esposizione mediatica e sponsor, ma che non sono affatto minori in termini di discipline sportive.

Cultura, sport e turismo, sono un patrimonio della nostra regione e sono strettamente collegati tra loro, sinonimo oltre che di sviluppo, di aggregazione ed integrazione sociale per i cittadini, per disabili e per soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate. Grazie allo sport tanti ragazzi sono stati strappati alla strada ed alla delinquenza sempre in cerca di adepti. Anche per via di questa sua funzione sociale così importante è necessario che la Regione Puglia valorizzi gli sport minori tanto quanto quelli maggiormente conosciuti, promuovendo cultura dello sport ad ogni livello, con l’allestimento di appositi spazi sul territorio e sostenendo la nascita di realtà locali, squadre e competizioni.

L’utilità dello sport nell’intervento sulla devianza minorile, contribuisce all'integrazione sociale di soggetti fragili nella società civile attraverso l’insegnamento del rispetto delle regole sportive generalizzabili poi a quelle sociali. Inoltre lo sport contribuisce in maniera sostanziale nel ridare normalità a tanti disabili che troppo spesso sono relegati ad una non vita.

Sanità

RIFORMA DEL SSN – UN PROGETTO DI LEGGE DA PORTARE IN CONFERENZA STATO-REGIONI

 

Controllo sulla corretta applicazione delle leggi nazionali.

In fatto di applicazione delle prescrizioni legislative nazionali in materia sanitaria si denotano le gravi responsabilità regionali dovute alla mancanza assoluta di controllo a tutti i livelli, l’inesistente controllo di gestione, la mancata programmazione con atti aziendali mai chiusi, ma soprattutto le responsabilità governative e ministeriali. A 41 anni dalla 833, di fatto si dovrebbero modificare tutte le leggi che si sono succedute a partire dalla legge 502/1992, alla legge 229/99, alla legge Balduzzi, al DM 70, al Contratto dei Medici, che devono portare ad una riforma più complessiva che salvi il paziente SSN.

 

Attivazione dei PTA

La chiusura dei piccoli ospedali, ricordiamo che ne sono stati chiusi una quarantina negli ultimi dieci anni, richiede la preventiva apertura e la piena attivazione dei PTA, che contengono gli stessi ospedali di comunità. Occorre strutturare il territorio sino ad oggi sedotto e abbandonato.

Bisognerebbe riformare l’intero sistema, anche se in verità il piano di riordino ospedaliero del 2016 è rimasto pressoché sulla carta, altrimenti sarà una tragedia per gli ospedali che rimarranno. Come? Passando al ruolo unico del medico e ripristinando, così, giustizia sociale all’interno della categoria. Ruolo unico del medico vuol dire che il pediatra di famiglia, il medico di base, la guardia medica o il 118ottista non devono più essere convenzionati. Dovrebbero essere assunti tutti alla dirigenza medica e a tutti loro dovrà essere elargito lo stesso stipendio, 5 mila euro netti mensili. Oggi ad un massimalista della medicina di base che con la convenzione, gli accordi integrativi regionali, le prestazioni domiciliari, il care Puglia, etc…può percepire fino a 10mila euro al mese. Il medico ospedaliero, invece, percepisce somme che vanno da 2500 ai 3400 euro al mese, a seconda dell’anzianità di servizio, con maggiori responsabilità. L’ospedaliero è costretto a turni, reperibilità, pronte disponibilità, rischia il penale, rischia di essere malmenato, lavora anche a Natale e Capodanno, eppure guadagna un terzo. È evidente che questa disparità, al netto delle croniche carenze, porta molti all’utilizzo distorto della libera professione, all’allungamento dei tempi di attesa, alla chiusura delle agende, perché chi per specializzarsi ha studiato più anni, non può e non vuole sentirsi di serie B. Riorganizzazione puntuale della griglia assistenziale.

Questa, a nostro parere, è la griglia assistenziale ideale per ottimizzare prevenzione, diagnosi e cura all’interno delle strutture ospedaliere chiuse e mai veramente riconvertite, in un’ottica che porti nel prossimo futuro ad un eccellente livello essenziale di salute i cittadini pugliesi.

🔺CPT-AFT-UCCP (medicina associativa territoriale)
Quando parliamo di queste nuove disposizioni organizzative della medicina territoriale, parliamo del miglior assetto in termini distributivi di tutti i servizi sanitari in una multidisciplinarieta’ interventistica che comprende quelli territoriali e quelli distrettuali, in sinergia e collaborazione fra loro.
In termini pratici, questi servizi situati ad esempio presso il PTA di Gioia del Colle con un numero sufficiente di medici di medicina generale (8-10 unità almeno) in servizio per 12 ore al giorno continuative, disponendo anche del supporto specialistico degli ambulatori distrettuali per diagnosi, terapia e cura in regime di appropriatezza e qualità assistenziale, contribuiscono anche alla riduzione delle liste d’attesa.

🔺OdC (ospedale di continuità)
Il metodo più idoneo per salvaguardare un miglior ripristino della condizione fisiologica del paziente, che dimesso da una struttura per acuti, abbia necessità di interventi sanitari di bassa intensità, e che per ragioni strutturali o problemi familiari non possono essere erogati a domicilio, o anche perché si è in presenza di esigenza di assistenza e sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa e quindi incompatibile con il ritorno a casa del paziente.
Questi modelli organizzativi possono ospitare al massimo 20 posti letto secondo indicazioni del DM 70/2015 e consentono un risparmio in termini di spesa pubblica ma soprattutto abbassano notevolmente le percentuali di riacutizzati.

🔺C.O.r.O. (centro di orientamento oncologico)
L’individuazione di eventuali criticità sanitarie in un determinato territorio regionale,deve essere una priorità delle amministrazioni locali, le quali devono farsi partecipi della richiesta di tale informative presso le ASL afferenti (Referto Epidemiologico) e in seguito proporre agli organi competenti le misure più adeguate per arginarle.
Nel contesto sanitario regionale, passi avanti si sono fatti con l’istituzione della Rete Oncologica ma stenta a partire la diffusione sui territori di tutte quelle misure ad essa collegate, una su tutte sono i Centri di Orientamento Oncologico (COrO).Questi sono strumenti importantissimi per la presa in carico di nuovi pazienti oncologici, che hanno bisogno, in una particolare fase della loro vita, di una assistenza multidisciplinare, che passa da quella diagnostica vera e propria, a quella psicologica, e trovano in questi istituti un aiuto concreto, soprattutto per destreggiarsi nel contorto mondo della burocrazia sanitaria.
Vanno posti in essere tutte le azioni necessarie per rendere meno traumatica la malattia li dove acclarata, e più sostenibili i servizi sanitari a sollievo della stessa, e i centri di orientamento oncologico vanno proprio in questa direzione.

🔺URGENZA/EMERGENZA/118
Assolutamente insufficiente la copertura del territorio in termini quantitativi, e qualitativi, visto la scarsa dotazione di mezzi di soccorso avanzati (cat.Mike) e automediche.
Si chiede un servizio di urgenza emergenza in h24 residenziale su tutto il territorio regionale tenendo presente le linee guida ministeriali. Questo servizio in loco deve contestualmente lavorare in sinergia con i mezzi di soccorso territoriali, l’organizzazione troverà il golden power assistenziale dopo l’avvio dell’iter che internalizzera’ il sistema 118 per un maggior assetto interventistico sanitario, e per un trattamento dignitoso dei lavoratori dell’emergenza urgenza.

🔺INFERMIERE DI FAMIGLIA
In un SSN sempre più frammentato la figura dell’infermiere di famiglia (case manager) funge da collante fra le varie multidiscipline mediche relazionate alle cronicità dei pazienti più complessi, in una sorta di collaborazione oggettivamente percepita sia dai pazienti,che dalle loro famiglie.
L’infermiere di famiglia, dunque, è un professionista specializzato in terapie riabilitative e socio-sanitarie, in grado di seguire le cure e la prevenzione di un’intera famiglia fuori dall’ospedale. La differenza con l’infermiere di comunità è che il primo opera all’interno del nucleo familiare mentre il secondo lavora all’interno di realtà più grandi quali ad esempio la Casa della Salute.
L’infermiere di famiglia lavora a stretto contatto col medico di medicina generale ed effettua a domicilio, medicazioni; terapie riabilitative per anziani con problemi di mobilità o per soggetti vittime di incidenti;
supporto psicologico anche a familiari di pazienti con disabilità o con patologie croniche.

 

🔺ISTITUIRE E POTENZIARE I LABORATORIO ANALISI DEI PTA PUGLIESI
La diagnostica di laboratorio rappresenta soprattutto oggi un importantissimo strumento di inquadramento diagnostico di pazienti colpiti da patologie acute, ma anche un importante strumento di prevenzione primaria, anche in riferimento al contenimento dell’epidemia da SARS-CoV2.
Occorre ripartire da un rafforzamento dell’offerta diagnostica, contestualmente con quella di personale, per porre le basi ad un futuro che veda le patologie cliniche dei PTA, al centro del potenziamento e della riorganizzazione che si intenderà dare, secondo quello descritto in questo documento, alle strutture territoriali d’assistenza.

 

IN STRUTTURE PRIVATE ACCREDITATE CRAP H12 CENTRO DIURNO

 

Inserimento della figura dell'Infermiere in pianta stabile ( per somministrazione terapie e insuline)

evitando di discriminare alcuni utenti che non possono usufruire di inserimenti in centri diurni

completando così come segue l'equipe:

-Infermiere

-Educatori e tecnici della riabilitazione psichiatrica

-OSS

Questo impone una ripartizione della spesa che deve essere aggiornata al fine di garantire una

copertura finanziaria per l'assunzione di nuovo personale.

 

EROGAZIONE FONDI ALLA PSICHIATRIA

 

Occorre ripristinare i fondi dedicati al settore psichiatria, oggetto negli ultimi anni di tagli importanti

che vedono calare il budget regionale dal 5 al 2%.

Tali sottrazioni hanno determinato gravi situazioni di disagio che hanno determinato la cancellazione

di numerosi progetti riabilitativi da parte dei C.S.M.


La politica regionale dell’ultimo decennio ed oltre,non ha mai avuto attenzione verso la sanità regionale,anzi ha fatto di tutto per ostacolare il buono che c’era per poi affossarlo del tutto.
I cittadini pugliesi,sono stanchi e arrabbiati di tanto disinteresse,e non vogliono più ascoltare le solite promesse pre elettorali che puntualmente vengono disattese.

A tal proposito CHIEDONO agli altri candidati a PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA la sottoscrizione di un “PATTO PER LA SALUTE” che responsabilizzi il prossimo governo regionale all’attuazione dei punti contenuti in questo documento,fiduciosi nella buona fede di chi firmerà,dando un segno,di netto cambiamento rispetto a quelle che sono state finora,le sciagurate decisioni prese a danno dei cittadini dalle precedenti amministrazioni regionali,e le cui conseguenze sono ben visibili e dolorose.

 

 

 

 

Salute Mentale

 

   La legge 180, fu promulgata il 13 maggio 1978 grazie ad una convergenza istituzionale di tutti i partiti in Parlamento.

La legge nacque dalla volontà politica di riconoscere quanto evidenziato nelle esperienze “pilota” di de-istituzionalizzazione che sin dal 1961 erano state messe in campo da Franco Basaglia e collaboratori, ad iniziare da Gorizia fino a quella, ancora presente, di Trieste, passando per Arezzo, Perugia, Nocera Superiore e tante altre.

L’Italia, prima nazione al mondo, riconosceva il Manicomio come struttura non curativa ed anzi antiterapeutica, cronicizzante, oggettivante, e ne sanciva il superamento attraverso la costruzione di un circuito alternativo territoriale e comunitario.

Molti anni ci vollero per mettere in pratica questi principi! Molti istituti manicomiali rimasero forti per anni (vedi per esempio il Manicomio privato di Bisceglie). Solo grazie al coraggio di un Ministro della Salute, Rosy Bindi, si arrivò alla definitiva chiusura su tutto il territorio nazionale a fronte del rischio concreto di una penalizzazione per le Regione che non l’avessero fatto, con quasi 20 anni di ritardo!

Nella legge 180 era insito, come già realizzato nelle esperienze avanzate prima della sua approvazione, che il fulcro del nuovo circuito assistenziale fossero i Centri di Salute Mentale, diffusi nel territorio, che dovevano essere attivi tutti i giorni almeno sulle 12 ore, con la possibilità di accoglienza anche notturna ove necessario, e sapersi assumere responsabilmente la regia dell’intero circuito nato dalla distruzione del Manicomio. Ne deriva che dovevano veramente essere Centri Comunitari e sociali, oltre che sanitari, non funzionare solo come ambulatori specialistici, avere molte figure professionali diverse e integrate in un lavoro di equipe, permettere, ed anzi agevolare, la partecipazione attiva dei Cittadini.

Purtroppo però in molte parti d’Italia l’applicazione della legge non è andata nel senso auspicato; questo soprattutto perché la chiusura dei manicomi e la nascita ed evoluzione dei Dipartimenti di Salute Mentale non sono stati accompagnati dal cambio di paradigma necessario in senso comunitario e partecipativo. E’ evidente che se si cambia un’organizzazione ma non si cambiano le premesse ideologiche tutto rimane simile a se stesso, se non un po' più moderno e meno scandaloso.

Questo è vero anche per la Puglia: nei primi 20 anni della 180 sembrava anche qui da noi esserci una tensione al cambiamento e alla trasformazione. Poi però, pian piano, nei successivi 20 anni, il Potere e l’Organizzazione sociale e politica hanno “recuperato” il terreno perso e ripreso forza. Questo anche per la complicità con il mondo accademico (del resto mai alleato della rivoluzione basagliana e della 180) che ha formato intere generazioni di operatori sul vecchio paradigma (attualmente imperante più che mai) biomedico che guarda più alla “malattia” che al malato, che tende a cronicizzare la sofferenza e ad oggettivare gli utenti.

Per questo siamo d’accordo con chi afferma che la 180 è stata tradita! Non si può tacere. Bisogna resistere e reagire.

Noi ci affianchiamo alla Dichiarazione della Conferenza nazionale per Salute Mentale, nata un anno fa a seguito di una vasta mobilitazione dal basso, e condividiamo le sue 10 proposte, ed in particolare:

incentivare Centri di Salute Mentale aperti almeno 12 ore al giorno e fino a 24, 7 giorni su 7, ad alta integrazione con i servizi sociali e sanitari, per produrre inclusione e cittadinanza;

spostare le risorse dalle residenze di lungo periodo ai servizi domiciliari con progetti di cura personalizzati sostenuti dal budget di salute;

assicurare la partecipazione dei cittadini che utilizzano i servizi (e dei loro familiari), delle forze sociali e sindacali negli organismi decisionali a tutti i livelli, a partire dal Tavolo istituito con decreto del Ministro della Salute;

E’ del tutto evidente che scegliere di adottare la metodica del Budget di Salute (insieme alla previsione delle Residenze Assistite e al rendere stabili i Centri Diurni cogestiti), non è un “dettaglio tecnico” da inserire in una organizzazione quo ante come un elemento in più, e solo marginale, ma significa rivoluzionare gli assunti della cosiddetta “Riabilitazione” (e con essa ruoli, competenze, alleanze, condivisioni, compartecipazioni istituzionali e della cittadinanza, etc…). Infatti il budget di salute trasforma e sovverte gli stessi assunti della spesa in salute mentale attualmente orientati quasi esclusivamente sul “posto letto a retta”, con costi alti ed elevato rischio di cronicizzazione, investendo invece le risorse economiche direttamente sulla persona, attraverso un Progetto Terapeutico-Riabilitativo individualizzato orientato alla sua emancipazione, ripresa, autonomia, inserimento lavorativo e sociale.

Tutto questo non può realizzarsi improvvisamente per regolamento, ma occorre prevedere una fase di passaggio in cui gradualmente trasformare la cultura di tecnici, amministratori, operatori e cittadinanza (e conseguentemente dei servizi), attraverso una adeguata e congrua formazione e un continuo aggiornamento per tutti gli attori coinvolti.

Per questo proponiamo un cronoprogramma regionale che preveda quanto meno:

l’adozione del metodo del budget di salute entro 3 anni;

di modificare il fabbisogno delle strutture residenziali e semiresidenziali, in accordo con i rappresentanti e gli operatori del Privato Sociale, in modo da “alleggerire” l’attuale circuito diminuendo le strutture “pesanti” h 24 e aumentando quelle “leggere” h 12, h 6 e diurne;

di rendere stabili, inserite nell’organigramma strutturale regionale, adeguatamente finanziate e diffuse sul territorio regionale le esperienze, finora sperimentali, direttamente a gestione Pubblica come il “Cunegonda” e di co-gestione tra servizio pubblico e associazioni di utenti, familiari e cittadini;

di riconoscere e valorizzare le Associazioni di Cittadini per la tutela della Salute Mentale regionali che abbiano nel recente passato mostrato competenze adeguate nonché abbiano ottenuto risultati positivi nelle esperienze di co-gestione in corso. Alle stesse Associazioni andrebbe riconosciuto un ruolo formativo;

di ridare centralità ai servizi territoriali pubblici rinforzando gli organici e aumentando le ore di apertura dei CCSSMM;

di adeguare tutti i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) della Puglia, al modello “No- Restraint”, che prevede il non ricorso alla contenzione fisica e le porte aperte, che al momento è presente solo a S. Severo;

di porre attenzione ai percorsi di superamento degli OPG, in particolare Rems e prassi e organizzazioni alternative;

di rivedere il piano di attuazione dei CAT (Centri per l’Autismo Territoriali) e l’intero circuito della Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza;

di ridefinire, in concerto con le facoltà Universitarie, i piani formativi dei futuri operatori della salute mentale per implementare la cultura della Salute Mentale di Comunità, e permettere lo svolgimento dei tirocini nei luoghi dove effettivamente la pratica corrisponda a questa cultura;

Infine due parole riguardo i nuovi bisogni per la salute mentale comunitaria in epoca Covid: tutte le grandi riviste mediche internazionali, hanno lanciato l’allarme sulle conseguenze della epidemia sulla salute mentale e sui servizi ad essa dedicati in tutto il mondo ed anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso la sua preoccupazione.

Dobbiamo quindi attenderci una possibile esplosione di disagio mentale nel post-Covid, soprattutto nelle Regioni in cui i servizi sono storicamente più deboli.

In Puglia l’emergenza virus ha svelato a tutti quanto purtroppo era già evidente alle persone che attraversano i servizi e agli addetti ai lavori: servizi sempre più poveri di personale e risorse, sempre meno aperti e ridotti nei numeri, stravolti nella cultura e nei paradigmi.

Il circuito di risposta alla sofferenza psichica si è ancora di più focalizzato sui poli della emergenza (Spdc) e della cronicità (Comunità Residenziali pesanti H 24, trattate in questo periodo alla stregua della Rsa, e quindi blindate, attuando dei veri arresti domiciliari), chiudendo tutto ciò che vi sta in mezzo e che dovrebbe rappresentare invece l’asse principale e portante dei servizi della salute mentale moltiplicando opportunità e pratiche di prossimità, di comunità, di piccole convivenze, di avvio e inserimento lavorativo, insomma di vita.

I Csm già quasi dappertutto ridotti solamente ad ambulatori lo sono diventati davvero: poche visite, solo per appuntamento, spesso solo per praticare la fiala depot mensile, luoghi quasi vuoti e solo di breve passaggio, visite domiciliari (già carenti prima) quasi completamente annullate, il lavoro interdisciplinare ridotto ancor di più, se possibile. Così la pratica odierna ha definitivamente segnato la priorità dell’approccio biomedico, con medici in testa e infermieri al loro servizio e tutti gli altri assenti o messi da parte.

E le attività che possiamo definire diurne quasi dappertutto chiuse.

E stesso destino per quelle esperienze di Protagonismo e di cogestione, che già misconosciute e attaccate ora sembrano, come dicono i Direttori di Dipartimento, delle chimere! E quindi, per loro, non hanno senso di esistere, figuriamoci se possono essere ufficialmente riconosciute, supportate, arricchite e diffuse!

Ormai esperienze come l’Art Village di San Severo o il Cunegonda di Bari San Paolo sono ricordi sempre più sbiaditi e quelle ancora miracolosamente attive vengono tenute ai margini come eccezione.

Altro che servizi di prossimità … possiamo parlare ormai di servizi di allontanamento!

In questo clima però continuano ad essere ancora vive, seppur ferite, alcune esperienze che provano a resistere (il Marco Cavallo di Latiano, Piazza Grande di Santeramo, Mens di Modugno e tante altre degne di attenzione e di supporto) e che dobbiamo difendere a tutti i costi!

Riguardo la difficoltà di rinforzare i servizi territoriali l’alibi principale finora utilizzato, e cioè che non ci sono soldi (che già era solo parzialmente vero) ora è caduto visti i finanziamenti straordinari in arrivo; rimane però l’altra variabile impazzita: chi deciderà cosa farne? Chi deciderà dove verranno messi? Quale paradigma sarà utilizzato? Quello a retta o quello a budget di salute? Con quale consapevolezza degli stessi operatori e dei diretti interessati e delle loro organizzazioni?

Il flusso finanziario che sembra in procinto di arrivare in Puglia, come nelle altre regioni, deve affrontare come priorità il potenziamento dei servizi territoriali. Non basta sorvegliare e intercettare, bisogna offrire soluzioni di cura, guarigione, inserimento sociale e lavorativo a chi rischia un ulteriore processo di emarginazione ed esclusione.

Alcune proposte possono essere messe in campo subito…

Finora le risposte sono state esitanti e incerte.

E’ tempo di agire: la Regione Puglia deve produrre soluzioni avanzate, valorizzando le esperienze innovative pur presenti nel suo territorio.

 

Nei PTA andrebbero a turnare tutti i medici di famiglia, i pediatri, le guardie mediche, i medici del 118 che lo farebbero vivere h24 e 7 giorni su 7, un mini-ospedale per i codici non urgenti.

Tenendo conto che l’80% degli accessi ai pronto soccorso è rappresentato da codici bianchi e codici verdi, vorrebbe dire che le attese estenuanti di 8-10 ore presso un pronto soccorso per acuti, sono oggi rappresentati da accessi inappropriati. Se si procedesse in tal senso, i pronto soccorso gestirebbero soltanto i codici gialli e i codici rossi, addio estenuanti attese al triage. Dopo aver adeguato tutta la rete dell’emergenza urgenza, con l’elisoccorso, con la rete STEN e STAM per il trasporto neonatale, con il trasporto bariatico, con il soccorso in mare, a quel punto noi potremmo ridurre ancora il numero degli ospedali per acuti. Ne concentreremmo le specialità in pochi ospedali, ma che salvino la vita.

Ridefinizioni strutturali della ripartizione dei fondi.

Rileviamo la necessità di attuare una serie di passaggi propedeutici che vanno dal ruolo unico del medico, alla ridefinizione dei criteri di riparto per una equa ripartizione del fondo sanitario, dall’adozione del numero alla francese e specialistica agganciata al fabbisogno epidemiologico  alla quiescenza per sopperire alla carenza oramai strutturale, all’abolizione dei vincoli assunzionali introdotti da Tremonti per tutte le figure sanitarie fermo restando il pareggio di bilancio, l’adeguamento dello stipendio netto per i dirigenti medici, il Cup Unico Digitale, il salvavita Fascicolo Sanitario Nazionale, etc… Dopodiché, chi più lavorerà più guadagnerà, percependo una quota del ticket, del drg e del nomenclatore tariffario per le ore di straordinario fino a poter guadagnare 10 mila euro o più al mese, al pari di un collega olandese. Stesse possibilità di arrotondamenti avranno infermieri, professioni sanitarie e medici del territorio.

Utopia? No, è già successo in Puglia nel 2014, precisamente nella radiologia di Trani, dove con un progetto che portava i tecnici di radiologia e i medici a lavorare dalle 8 alle 20, in pochi mesi si azzerarono le liste d’attesa. Contenti i pazienti, i tecnici e i medici che per mesi guadagnarono il doppio, senza pesare sulle casse pubbliche perché pagati con una parte del ticket che non finiva nel privato convenzionato. Come finì questa best practice? Fu boicottata e dismessa per i conflitti di interesse apicali che non riuscivano più a lucrare a sufficienza nel privato. Quando il pubblico funziona e rispetta i tempi di attesa, la gente lo preferisce sempre.

Gare a misura delle imprese del territorio

Bisogna consentire la più ampia partecipazione delle imprese alle procedure di gara, per l’acquisizione di bene e servizi affinché possano concorrere agli eventi competitivi, non venendo escluse per vincoli posti nei disciplinari gara, che tendono a favorire più le multinazionali che le piccole e medie imprese.

In quest’ottica occorrerà riformare il codice degli appalti rendendolo più fluido perchè le attuali procedure di gara sono complesse e disincentivano gli stessi funzionari pubblici ad avviare nuove procedure con il risultato di ricadere spesso nelle proroghe per  beni e servizi obsoleti che possano danneggiare il paziente.

Internalizzazione del personale del 118

Con decorrenza 1 luglio 2020 era prevista l’entrata in vigore dell’art. 17 comma 4 del Decreto Legislativo 117/2017, ma a causa dell’emergenza Covid-19, con il Decreto Cura Italia, lo Stato centrale ha prorogato i termini del comma 3 dello stesso articolo al 20 ottobre 2020 posticipando di quattro mesi l’applicazione del comma successivo.

Cosa prevedono i sopracitati commi dell’articolo 17?

COMMA 3. L’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario.

Al volontario possono essere rimborsate dall’ente del terzo settore, tramite il quale svolge l’attività, soltanto le spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata, entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabilite dall’ente medesimo. Sono in ogni caso vietati rimborsi spese di tipo forfettario.

COMMA 4. Ai fini di cui al comma 3, le spese sostenute dal volontario possono essere rimborsate anche a fronte di una autocertificazione resa ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purché non superino l’importo di 10 euro giornalieri e 150 euro mensili e l’organo sociale competente deliberi sulle tipologie di spese e le attività di volontariato per le quali è ammessa questa modalità di rimborso.

La disposizione di cui al presente comma non si applica alle attività di volontariato aventi ad oggetto la donazione di sangue e di organi.

Alla luce del dettato normativo, solo momentaneamente congelato, atteso che per l’uscita dal piano di rientro siamo obbligati a rivedere l’emergenza-urgenza, tenuto conto che l’internalizzazione dell’emergenza – urgenza necessiterà di un crono-programma di molti mesi per la migrazione del personale e per sciogliere i nodi amministrativi, è concreto il rischio che dal 1 novembre p.v. il sistema del 118 vada in tilt perché non ci saranno più volontari che saranno disposti a fare 15 turni al mese per 150 euro, magari tutti festivi o notturni.

Quale padre o madre di famiglia potrebbe sopravvivere con tale miseria?

C’è poi una questione morale, penale e di giustizia sociale che ci impone di procedere ad horas con la tanto decantata internalizzazione che qualche mio collega, erroneamente, definisce stabilizzazione.

I volontari del 118 sono lavoratori a nero che prestano la loro opera per associazioni, che di onlus hanno spesso solo la ragione sociale, senza nessuna tutela.

Autisti e soccorritori che sono parte imprescindibile dell’equipaggio delle ambulanze, in forza di convenzioni stipulate con le Asl per assolvere ad un servizio pubblico primario, ma che lo Stato non riconosce ancora come figura professionale nonostante gli sforzi profusi dal Coes.

Molti di loro sono assunti, non lavorano a nero, ma sono sempre sotto schiaffo perché non hanno le tutele dei dipendenti pubblici e non vengono internalizzati, malgrado gli annunci reiterati da cinque anni su Areu e Sanitaservice.

L’Areu (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza), che peraltro langue all’ordine del giorno per la definitiva approvazione del consiglio dopo l’approvazione in commissione sanità di un anno fa, sia da preferire alle 6 Sanitaservice sarebbero da abolire.

L’associazionismo va superato, ai lavoratori va assicurata pari dignità.

I guai, si sa, non vengono mai da soli, così succede che, durante un intervento in emergenza, se qualcuno si fa male l’Inail non gli riconosce l’infortunio.

Se, per paura di farsi male e non essere riconosciuti dall’Inail, non partecipano ad un soccorso e si andasse a finire nel penale, in teoria l’autista dovrebbe rimanere seduto nell’ambulanza, il magistrato li condannerebbe per omissione di soccorso.

30/35 euro circa a turno, meglio se notturni e festivi per far conciliare il secondo lavoro, magari anch’esso a nero perché 700 euro non bastano per vivere.

Spesso marito e moglie sono entrambi volontari, resistono con la speranza che, almeno per uno dei due, arrivi il turno per essere assunti o, per tutti, intervenga l’agognata internalizzazione.

E’ il momento di procedere alle internalizzazioni per garantire alla Puglia un eccellente servizio di emergenza-urgenza. 

 

 

Internalizzazione delle mense ospedaliere.

 

Se i pasti fossero preparati in ospedale, oltre a servire pietanze più gustose e più nutrienti, potremmo azzerare i costi e addirittura guadagnarci centinaia di milioni di euro all’anno. Se un paziente mangia meglio, va a casa anzitempo e, visto che un posto letto costa mediamente 800 euro al giorno, risparmiamo. Se lo fanno all’ospedale Sant’Orsola di , perché non lo possiamo fare in tutti gli ospedali pugliesi? Le Gare regionali, ad oggi, sono state un fallimento e hanno fatto raddoppiare e triplicare i costi, vedasi quelle per i tracheotomizzati, rifiuti sanitari e lavanolo. Una industrializzazione che consoliderà oligopoli, sfaldando la piccola e media impresa, farà scemare la qualità del cibo in nome della sicurezza alimentare e farà lievitare i costi. In Puglia si può fare quello che si sta facendo in Emilia Romagna. Cucine interne e plastic free, un costo di 14 euro al giorno e pietanze gustose. La logica con cui si è agito finora è quella secondo cui si fa più business con il cook and chill e il fresco caldo, che con la sostenibilità ambientale, la gradevolezza dei cibi, il risparmio sulle giornate di degenza, dei pazienti in corsia e dei lavoratori.

Come diceva Platone, i numeri governano il mondo. Se si optasse per il modello Sant’Orsola o per il modello Amsterdam, la cui validità è dimostrabile e non costerebbe di più, a regime la spesa annuale per la refezione si azzererebbe. Nel 2017 si sono registrati circa 480 mila ricoveri in Puglia, al netto della mobilità passiva, cosa succederebbe se solo il 10%, cioè 48 mila, si contraesse di un solo giorno di degenza ospedaliera? Gli ospedali fanno diagnosi e cura e la durata massima del ricovero non dovrebbe superare i 7 giorni, il condizionale è d’obbligo per tante ragioni su cui soprassiederò, ed un giorno di degenza costa mediamente 800 euro.  Pertanto, se moltiplicassimo i 48 mila ricoveri per gli 800 euro del costo medio del posto letto, il risultato sarebbe di 38.400.000,00 euro. È presto detto che l’attuale costo per l’intera regione sarebbe recuperato fino ad azzerarsi. È se la percentuale salisse al 20%? Addirittura ci guadagneremmo. A ciò aggiungiamo i risparmi sul cibo portato da casa, meno controllato, e i benefici economici rinvenienti dall’effetto placebo che un piatto fumante e gustoso può assicurare ed otterremo un ritorno in termini di efficacia, efficienza e qualità del servizio offerto al cittadino.

 

Internalizzazione delle lavanderie ospedaliere.

 

Lo spreco perpetrato con l’utilizzo dei servizi ospedalieri di lavanolo, per il quale nel dicembre 2018 fu richiesto l’intervento dell’Anac rispetto al bando che affidava a InnovaPuglia 3 miliardi di euro per i quali era stata verificata una dubbia gestione, ci conduce alla conclusione che sussiste la necessità di internalizzare le lavanderie ospedaliere con conseguente ottimizzazione dei costi di gestione delle stesse.

 

Abolizione della Commissione Invalidi della ASL.

 

La Commissione Invalidi ASL rappresenta un altro di quegli sprechi legati alla sanità pugliese, una spesa di ben 30 milioni di euro l’anno che ha l'unico scopo di effettuare un inutile secondo passaggio e alimentare un malcostume assai diffuso.

 

 

Sanità e formazione. Certificazione di qualità dei corsi formativi.

Stiamo assistendo ad una notevole diminuzione della qualità della formazione del personale operante nei servizi pubblici. Le attività ispettive sulla qualità dei corsi erogati anche da centri di formazione privati, sono in gran parte affidate ad organismi non prettamente tecnici ed i cui componenti sono spesso anche essi collaboranti con centri di formazione privati, con i quali hanno legami familiari. Al fine di scongiurare tutto ciò, per una formazione qualitativamente più elevata, la verifica di qualità dei corsi di formazione deve essere espletata esclusivamente da centro di formazione pubblico, e da personale che non svolge in alcun modo attività formativa nel privato. Le verifiche effettuate attualmente da enti esterni, comportano dei costi che potrebbero essere oggetto di riduzione, con conseguente risparmio per le casse pubbliche.

 

Nascita rispettata in Puglia

 

punti programmatici:

 

  • Legge regionale che garantisca un percorso nascita rispettoso a tutte le donne e promuova la libera scelta del luogo del parto.

Nello specifico si intende perseguire quanto segue:

  • È urgente che tutti i punti nascita pugliesi attivino percorsi rispettosi della dignità e dei diritti costituzionali di donna e neonato, conformemente alle più aggiornate evidenze scientifiche e ai principali enti nazionali e internazionali (ISS, OMS, NICE, ecc.). Tra i principali diritti da tutelare c’è, ad esempio, il diritto al consenso informato (per i trattamenti sanitari sia sulla madre che sul neonato), che acquista particolare significato poiché la donna che partorisce non è un malato, ma una persona in salute con piena facoltà di autodeterminarsi.

Altro tema che merita particolare tutela in Puglia è il diritto ad una corretta informazione e sostegno nel parto dopo cesareo, raccomandato dalle Linee Guida dell’ISS e frequentemente disatteso in Puglia, regione che, peraltro, è tra quelle con maggior numero di cesarei in Italia.

  • È necessario garantire la possibilità di scelta del parto extra-ospedaliero (in casa o Casa Maternità), abbattendo il divario economico e culturale che attualmente c’è tra chi sceglie il parto in casa con ostetriche libero-professioniste (a proprie spese) e chi non ne conosce i benefici oppure rinuncia per mancanza di risorse. La scelta del parto extra-ospedaliero  è sostenuta dai più recenti studi e da autorevoli enti internazionali, in quanto permette, nel caso di donne con gravidanza fisiologica, di avere esiti di salute materna e neonatale uguali o migliori rispetto al parto in ospedale. Attualmente questa scelta di salute si configura, in Puglia, come una scelta d’élite.

Il parto extra-ospedaliero può essere garantito in una duplice modalità, da attivare simultaneamente:

- avviando un servizio pubblico di assistenza domiciliare al parto

- prevedendo un rimborso adeguato per chi si rivolge a ostetriche libero-professioniste.

Tali richieste sono ben esplicitate nella Petizione per il parto in Puglia promossa dal 2012 dall’Associazione Rinascere al Naturale (https://docs.google.com/file/d/0Bwrn61heZ4JBZ2dFU011a09Hdnc/preview ), che negli anni ha dato l’input a due PdL: “Norme per il parto nelle strutture ospedaliere, nelle case  di  maternità e a domicilio”, a firma di Anna Rita Lemma nel 2015 (https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www5.consiglio.puglia.it/Giss9/9SagArchivio.nsf/(InLinea)/proposta-362A-IX/%24File/proposta-362A-IX.doc%3FOpenElement&ved=2ahUKEwicjbHfgunrAhWGqaQKHXvlBSUQFjABegQIARAB&usg=AOvVaw0JngvtyXxqcjtXnvcUmrwa ) e "Norme per il parto nelle strutture ospedaliere e a domicilio" a firma di Di Bari, Conca, Galante, Caroppo nel 2017 (http://www5.consiglio.puglia.it/GissX/XPubbGiss.nsf/0/9D798453674A3E13C12581A600360EF4?OpenDocument ). A queste è seguita una terza PdL, sempre nel 2017: "Norme per la promozione del parto a domicilio e nelle case del parto" a firma di Santorsola; Zinni; Leo; Colonna; Mennea; Borraccino (http://www5.consiglio.puglia.it/GissX/XPubbGiss.nsf/0/E70E993066B7741DC12581EE0040C78A?OpenDocument ). Nessuna delle tre Pdl ha visto la sua conversione in legge, segno che è necessaria una nuova e maggiore attenzione alla tematica.

 

 

  • Tutela dell’allattamento

A tutela dell’allattamento esistono due leggi nazionali che, ad oggi, non vedono alcuna applicazione: Dm 82 2009 (https://www.gazzettaufficiale.it/gunewsletter/dettaglio.jsp?service=1&datagu=2009-07-07&task=dettaglio&numgu=155&redaz=009G0093&tmstp=1247123707897 ) e la legge sanzionatoria Dm 84 2011 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2011/06/14/011G0127/sg )

In Puglia l’allattamento subisce, come nel resto d’Italia, la minaccia del mercato del latte artificiale, il sostegno alle donne che allattano spesso è lasciato alle sole associazioni di madri che offrono aiuto alla pari, alle quali arrivano frequenti segnalazioni di trasgressioni agite dagli operatori pugliesi (promozione di latte artificiale). Tali trasgressioni sono frequenti anche nei punti nascita. È esemplificativo che in Puglia non abbiamo neppure un “Ospedale Amico del Bambino” secondo i criteri OMS-Unicef.

 

  • Aggiornamento dei professionisti della nascita,

sui temi di:

- allattamento

- promozione dell’empowerment di donna e neonato nel parto.

 

Proposta di legge regionale sulla vaccinovigilanza.

Questa è la sintesi di una proposta di legge regionale, un grande passo avanti in termini di sicurezza e trasparenza nella profilassi vaccinale, qualcosa di inedito in Puglia, ma che, come potrete evincere dal testo, si inserisce perfettamente in un programma elettorale che mette al centro il cittadino e i suoi diritti, fin troppo spesso bypassati in nome della burocrazia o inettitudine istituzionale.

La proposta di legge denominata: "Disposizioni per la trasparenza sugli indennizzi dei danni irreversibili da vaccinazione, vaccinosorveglianza attiva ed esoneri dalle vaccinazioni" , si compone di 7 articoli e tocca tematiche delicate e di fondamentale importanza per la salvaguardia della salute pubblica.

Prevede la pubblicazione a cadenza annuale a cura dell'Osservatorio Epidemiologico Regionale dei dati sui danneggiati e deceduti da vaccinazione;

La vaccinovigilanza attiva obbligatoria che vedrà i centri vaccinali provvedere ad attivare sistemi di vaccinosorveglianza attiva segnalando tutti gli eventi avversi nei sessanta giorni successivi alla vaccinazione;

 Tratta l' esonero dalle vaccinazioni in caso di danni irreversibili da vaccino riconosciuti o in corso di riconoscimento;

 Prevede che siano esonerati dalle vaccinazioni obbligatorie e non obbligatorie i danneggiati da vaccino riconosciuti  e tutti i soggetti che hanno in corso un procedimento di riconoscimento;

È inoltre previsto l'esonero dalle vaccinazioni dei parenti fino al quarto grado dei soggetti con danni irreversibili a causa delle vaccinazioni riconosciuti o in corso di riconoscimento e  l' esonero dalle vaccinazioni in caso di eventi avversi dopo vaccinazione ossia per i soggetti che hanno presentato eventi avversi dopo vaccinazione segnalati con i sistemi di vaccinosorveglianza attiva o passiva.

(VACCINOVIGILANZA ATTIVA = RILEVAMENTO EVENTI AVVERSI)

Sono contemplati inoltre una serie di accertamenti preventivi idonei ad eliminare o ridurre il rischio di gravi complicanze da vaccino sempre sulla base dei risultati della vaccinovigilanza.

In fine è  prevista una revisione dei moduli per l’espressione del consenso informato in materia vaccinale.

I moduli per l’espressione del consenso informato in materia vaccinale saranno infatti aggiornati ogni semestre e riporteranno i dati sui danneggiati e deceduti da vaccinazione di cui all’art.1 e la sintesi dei report della vaccinovigilanza attiva obbligatoria di cui all’art.2.

Progetto pilota per la produzione di cannabis medicale.

Il presente lavoro propone di presentare ad una platea di Soggetti Istituzionali un progetto pilota per la coltivazione indoor di Cannabis Terapeutica. Il profilo che si è affrontato con questo lavoro è esclusivamente quello di valutare la fattibilità e la sostenibilità economica-finanziaria del progetto, individuando tutti gli aspetti tecnici, dalla possibile configurazione del soggetto giuridico investito della realizzazione dell’iniziativa, agli aspetti operativi e finanziari, propedeutici alla realizzazione dello stesso, sino agli aspetti economici che hanno consentito di individuare un possibile prezzo di pareggio nell’anno a regime di € 1,55 oltre iva come per legge.

La conclusione a cui si è giunti, pur con tutti i limiti insiti nella natura dell’iniziativa pilota, è la sostenibilità della stessa con evidenti vantaggi (economici e sociali) sia per l’utenza, malati che necessitano della terapia in maniera continuativa e che oggi pagano il Bedrocan (prodotto in Olanda) fino a € 35 al grammo, sia per il Servizio Sanitario della Regione Puglia che sostiene un costo di € 7,90 al grammo con la procedura dell’importazione diretta dall’Olanda, prezzo oggi aumentato sino a circa € 15/20 al grammo mediante approvvigionamento dall’unico fornitore italiano.

Il dato finale € 1,55 contro € 35, prezzo finale al consumatore autorizzato, racconta una differenza che merita attenzione ed interesse.

Il soggetto proponente l’iniziativa è LapianTiamo, un’Associazione No Profit, costituitasi nel 2013 che, per la prepotente urgenza dei malati promuove l’uso terapeutico della canapa medicinale attraverso la coltivazione e l’approvvigionamento ai pazienti affetti da patologie come la sclerosi multipla e cancro; fornisce supporto informativo e morale ai malati che devono convivere quotidianamente con i sintomi di malattie gravi e con l’aiuto del loro comitato medico-scientifico incentiva attività di ricerca sui vantaggi della canapa medicinale.

I soci fondatori, Andrea Trisciuoglio e Lucia Spiri, entrambi affetti da Sclerosi Multipla e attualmente in cura con il Bedrocan (medicinale a base di infiorescenze di canapa) fornito gratuitamente dal Servizio Sanitario Regionale, spiegano con efficace sintesi il perché di questa iniziativa: “ Arrivare a questo farmaco è un vero e proprio calvario, una meta irraggiungibile per molti, quasi per tutti!” La soluzione individuata e promossa dall’Associazione, con importanti ricadute per consumatori autorizzati e spesa pubblica, è:

- coltivare in loco la cannabis

- rendere il “farmaco verde” disponibile su larga scala, secondo le indicazioni terapeutiche

- garantire la continuità della somministrazione al consumatore autorizzato

- ad un prezzo molto contenuto

 

Palestre della Salute

Si intenderà dare corso al percorso approvato con un emendamento a firma Mario Conca  per uno stanziamento di 200 mila euro nel bilancio di previsione 2017 e mai avviato, per la valorizzazione dell’attività fisica adattata attraverso le “palestre della salute”. L’attività fisica come strumento di prevenzione di particolari patologie e come supporto per  pazienti diabetici, ipertesi, obesi o con patologie croniche che, indossando la tuta, potrebbero diminuire l’utilizzo dei farmaci sotto il controllo di medici ed esperti AFA. Le palestre della salute rappresenteranno anche un’occasione di lavoro per i laureati in Scienze Motorie, fisioterapisti e professionisti del settore che potranno avere uno sbocco professionale qualificante.

Welfare e Disabilità

Tutela dei minori

Privilegiare l’affido ai familiari disponibili o a famiglie esogene piuttosto che alle strutture d’accoglienza.

Ci riguarda la tutela dei minori, con riferimento particolare a quei bambini che vivono esperienze molto difficili. Mario Conca ha raccolto in questi 5 anni da Consigliere Regionale le istanze di cittadini, genitori, che hanno visto i propri bambini affidati a strutture di accoglienza anche quando un familiare aveva dato la propria disponibilità a prendersene cura. A causa poi delle lungaggini burocratiche, unite ai tempi della Giustizia, questi bambini si ritrovano a vivere anni in struttura, circondati da educatori e neuropsichiatri che si rapportano loro per lavoro, anziché vivere in una casa, circondati dall’affetto dei propri cari.

Questa situazione richiede uno sforzo di immedesimazione, tutti siamo responsabili e tutti dobbiamo porci il problema perché i bambini sono il futuro di questa società e sono patrimonio di tutti. Sul piano psicologico i danni causati da questo agire sono incommensurabili. E’ impensabile non tutelare la loro serenità abbandonandoli in queste strutture per anni, e per giunta spesso non per reali ragioni che lo impongano, ma solo perché la burocrazia è lenta e macchinosa, e la Giustizia lo è ancor di più.

Laddove non sia possibile l’affido a familiari, bisogna percorre la via dell’affido a famiglie esogene preventivamente valutate, una via che in Puglia non viene percorsa. Eppure certamente ci sono tante famiglie idonee che si renderebbero disponibili.

Si aggiunge il fattore economico e dell’interesse privato: il collocamento in struttura costa alle casse regionali 2500 euro mensili a bambino. Per collocarli in famiglia basterebbero 500 euro di contributo. Lo stesso dicasi per le famiglie alle quali i minori vengono sottratti per indigenza: non ha senso dare 2500 euro mensili ad una struttura quando basterebbe intervenire in aiuto alla famiglia. Basterebbe intervenire per mezzo del collocamento (che oltretutto attende una riforma a livello nazionale, lo ricordiamo) per aiutare materialmente i genitori a trovare un posto di lavoro, o sovvenzionarli con un contributo economico lasciando a questi bambini la serenità di vivere in famiglia, con una spesa certamente inferiore a quella attuale.

 A livello regionale riteniamo necessario attuare anche:

- tenuta obbligatoria del "registro della bigenitorialità", con la funzione di contenere i conflitti tra genitori separati in ordine alla gestione dei propri figli, garantendo a ciascun genitore il diritto a partecipare alle scelte che riguardano educazione, salute, istruzione del minore e lo sviluppo della sua personalità.

- istituzione di "albi regionali di accreditamento" delle strutture di accoglienza, in convenzione e con scadenza rinnovabile, idonee sul profilo logistico, organizzativo e professionale, in ottemperanza a normative e principi internazionali a tutela dei minori.

- previsione di controlli ispettivi da parte dell'assessorato competente sull'operato organizzativo, amministrativo ed economico del gestore della singola struttura, con previsione della facoltà di revoca immediata della convenzione.

- supporto e sostegno economico a favore delle famiglie indigenti con minori a carico, mediante iniziative e misure sociali, anche in collaborazione con il Tribunale per i Minorenni.

- impegno per mezzo della collaborazione dei comuni alla promozione di un’iniziativa volta all’individuazione, sul territorio regionale, di famiglie idonee all’affido temporaneo, da inserire in una lista che possa essere sfruttata, laddove necessario, prioritariamente rispetto all’inserimento nelle strutture.

Disabilità

 

La maggiore difficoltà spesso non sta nell’affrontare la disabilità stessa o la malattia o la condizione di senilità e non autosufficienza, la difficoltà non sta nemmeno nell’essere caregiver o familiare di una persona non autosufficiente.

La difficoltà maggiore sta nell’essere costretti ad interfacciarsi quotidianamente con un sistema che non funziona e non tiene conto di difficoltà quotidiane spesso insormontabili, aggravate da rimbalzi tra uffici, reparti ospedalieri, uffici comunali, uffici scolastici, commissioni mediche. Il normale cittadino deve salire mille scalini per arrivare in cima, il disabile ed il suo caregiver devono ogni giorno salirne tremila stando sulle ginocchia.

 

E’ giunto il momento di fare dei passi avanti per semplificare la burocrazia, e soprattutto in questa nostra Puglia occorre mettere ordine nelle procedure adottate dalle province. Si prenda il caso dell’assegno di cura: un bando regionale, peraltro non privo di irregolarità a monte, che ogni provincia ha caoticamente interpretato e gestito a modo proprio, producendo graduatorie sulla scorta di criteri di determinazione del punteggio persino differenti. Ed oltretutto assegnando il beneficio a partire da punteggi differenti, in alcune province servivano molti punti in più per rientrare tra gli aventi diritto.

 

Per non parlare poi della beffa degli “idonei non finanziati”, l’ennesima presa in giro da parte dell’amministrazione Emiliano. Come se non bastasse, le lungaggini della magistratura tengono ancora in sospeso da quasi due anni centinaia di ricorsi, rinvio dopo rinvio, senza rendersi conto che l’assistenza e le cure a queste persone servivano l’altro ieri, non oggi domani o tra due anni.

Tutto questo è inaccettabile! Le procedure devono essere chiare e univoche tra le province, in questo ma anche in ogni altro ambito che riguardi il cittadino.

 

Nella disabilità la qualità della vita si misura in senso direttamente proporzionale alla qualità dei servizi messi a disposizione del cittadino, e la situazione odierna è spaventosamente carente.

 

Non c’è giustizia sociale, ed è a questa giustizia sociale che noi tutti dobbiamo aspirare. I problemi delle persone più deboli ci riguardano, ci devono riguardare fino a quando siamo in forze, perché se ad un certo punto non dovessimo esserlo più, allora saremmo anche noi parte di quelle categorie deboli e dimenticate, ed allora non potremo fare più nulla per migliorare la nostra condizione. Oggi tocca a noi fare del nostro meglio per offrire condizioni di vita migliori alle categorie più fragili.

 

Scuola e disabilità.

 

L’assistenza specialistica per i ragazzi della scuola secondaria di I e II grado, dovrà essere garantita sin dall’inizio dell’anno scolastico. Andrà inoltre analizzata la situazione dei fondi destinati dai comuni all’assistenza specialistica per i bambini con disabilità nelle scuole materne e primarie. La regione dovrà censire, supervisionare, vigilare l’operato dei comuni per averne un quadro chiaro e farsi garante che la copertura oraria fornita sia adeguata all’esigenza e non meccanicamente determinata da questioni di budget. La scarsità di fondi non dovrà più costituire una scusante per negare, ritardare o fornire in maniera insufficiente l’indispensabile copertura oraria. Si specifica inoltre che gli operatori designati all’assistenza, avendo una importante funzione educativa il cui espletamento non può prescindere da una formazione specifica sulla tipologia di casistiche assegnate, dovranno essere inclusi in processi di formazione ed approfondimento che li rendano pronti ad affrontare il lavoro con la specifica disabilità assegnata. Dovendo investire sulla specializzazione di queste figure, bisognerà anche prevedere l’ internalizzazione di questo personale, garantendo così un minore spreco di risorse formative, garantendo una migliorata qualità del servizio e soprattutto la continuità del rapporto tra alunno ed educatore per tutta la durata del ciclo scolastico.

 

Micro-conferenze di pianificazione integrata.

 

Si dovranno costituire reti di interazione tra le figure che si occupano del bambino/ragazzo, ma anche del disabile adulto per garantire la sinergia tra tutti gli attori della vita, dalla riabilitazione alla formazione, nonché la famiglia e per assicurare decisioni condivise.

Tre volte l’anno dovrà tenersi un’incontro al quale dovranno partecipare:

-il disabile stesso quando la sua specifica condizione lo consenta e purchè maggiorenne

-la famiglia

-la scuola (insegnanti curriculari e di sostegno)

-l’assistente sociale (premesso che ad ogni disabile dovrà essere assegnato un assitente di riferimento, che permanga e sia in contatto con la famiglia come referente in tutte le fasi della vita)

- uno o più specialisti di riferimento dell’equipe sanitaria territoriale asl che ha in carico il caso (la cui specialità dipenderà dalla tipologia di disabilità e sarà stabilita a priori in un tavolo tra reparto di competenza asl interessato rappresentato in tutte le sue figure chiave, enti regionali coinvolti e caregivers della specifica disabilità: questo per ogni disabilità al fine di garantire non un’assistenza standardizzata, ma ritagliata sui bisogni di ogni tipologia di disabilità).

- la figura educativa che si occupa dell’assistenza scolastica

- la figura educativa che si occupa dell’eventuale assistenza domiciliare

- a discrezione della famiglia le figure eventualmente coinvolte in terapie riabilitative private.

-una rappresentanza di eventuali centri diurni o altre strutture residenziali in cui il disabile sia inserito.

-eventuali altre figure coinvolte in maniera peculiare nella vita della persona disabile.

-nelle situazioni che lo richiedano si preveda la disponibilità di uno psicologo esperto in mediazione, che possa essere promotore di accordo tra le parti.

L’azione sinergica tra tutti questi soggetti è fondamentale per costruire un piano di istruzione, assistenza e riabilitazione che sia a tutto tondo e garantisca al disabile una migliore qualità della vita.

 

Intercambiabilità tra assistenza domiciliare e scolastica

Per i bambini e ragazzi disabili in età scolare, che usufruiscono di assistenza scolastica, dovrà essere garantita l’interscambiabilità delle ore tra assistenza scolastica e domiciliare. In sostanza quando il disabile si assenta per malattia, le ore previste in educativa scolastica devono poter essere espletate, laddove la famiglia lo richieda, in modalità domiciliare. Nel caso dell’educativa domiciliare, considerate le effettive competenze (skills) dell’educatore assegnato, dovrà essere possibile implementare le ore di assistenza scolastica attingendo a quelle di assistenza domiciliare, ad esempio in caso di frequenza del tempo pieno a scuola coprendo il tempo mensa.

Non potranno essere avanzate scusanti su questioni di responsabilità nonchè assicurative per l’accesso alla scuola e vice versa per l’accesso a casa dell’educatore preposto all’educativa scolastica. Si predispongano polizze assicurative apposite che garantiscano l’interscambiabilità degli operatori senza gravare più di quanto già previsto sulle responsabilità dei dirigenti scolastici.

Non potranno essere avanzate scusanti all’intercambiabilità derivanti da dipendenza da enti diversi (comune, regione). Ogni ente è tenuto a garantire il servizio per quanto gli consta, con la necessaria flessibilità e nell’ottica di fornire servizio di qualità al cittadino.

 

Organizzazione dell’offerta assistenziale

Ai fini organizzativi dovranno essere informatizzati gli elenchi delle figure assistenziali (educatori, assistenti alla comunicazione etc.) da internalizzare, iscritti in specifiche liste (eventualmente derivanti da graduatoria di concorso per titoli ed esami) che dovranno contenere le skills formative ed esperienziali di ciascuno di loro creando un vero e proprio motore di ricerca su base regionale. Questo sistema potrebbe essere esteso anche a livello nazionale. In definitiva, ogni persona con disabilità avrà un assistente sociale referente assegnato, e quando l’assistente sociale designato (specifichiamo che tutti avranno un assistente sociale referente a cui saranno assegnati e al quale potranno fare riferimento) si troverà a dover individuare la figura educativa da assegnare, potrà avvalersi di un motore di ricerca che tenga conto non solo della posizione in graduatoria ma anche delle skills necessarie a lavorare al meglio con un determinato disabile.

Con questo sistema potremo individuare le carenze ed i surplus di organico a livello territoriale ed allo stesso tempo le carenze formative in base alle necessità dell’utenza. Questo permetterà di strutturare opportuni corsi di formazione per ampliare le skills richieste in un determinato momento e che costituiranno carattere preferenziale per l’assegnazione dei posti di lavoro. La gestione della formazione deve essere affidata in maniera meritocratica a personale dipendente che ne abbia le qualità e che abbia esperienza sul campo.

 

Un censimento alla base delle politiche per l’inclusione.

L’inclusione sociale deve essere promossa ad ogni livello. Occorre facilitare l’inserimento delle persone con disabilità in un contesto di normalità all’interno delle normali attività quotidiane come esse si svolgono per qualsiasi altro cittadino. Una persona con disabilità motoria dovrebbe potersi muovere liberamente all’aperto nei dintorni della propria abitazione, dovrebbe poter raggiungere autonomamente i servizi essenziali più vicini, e questi dovrebbero essere in grado di accoglierla in modo adeguato. Naturalmente non potremo mai adattare tutto l’ambiente circostante, ma il primo passo potrebbe essere censire sull’intero territorio la dislocazione delle persone con disabilità e la tipologia di disabilità con cui esse convivono. Così come avviene per la richiesta di posti auto riservati contigui alle abitazioni, si dovrebbero sviluppare percorsi dedicati che diano libertà alla persona di uscire di casa ed andare agevolmente in farmacia piuttosto che all’alimentari più vicino. Potrà sembrare un lavoro ciclopico, e qualcuno potrebbe pensare che si tratti di opere “riservate” costruite con soldi pubblici, ma un marciapiede ben fatto è a beneficio di tutti i cittadini. Spesso ci troviamo nella condizione in cui anche un marciapiede realizzato secondo normativa e recante scivoli e dotazioni per i non vedenti non sia poi realizzato a regola d’arte. Questo è il risultato dell’affidamento degli appalti ad imprese esterne. La regione deve intervenire per incentivare i comuni a limitare le esternalizzazioni su tutti quegli adeguamenti degli spazi dove si richiede di adottare particolari misure e dotarsi di manovalanza specializzata ed assunta che garantisca l’esecuzione dei lavori a regola d’arte. Ma in un’ottica di inclusione sociale dovremmo fare riferimento anche al disabile mentale che voglia provare ad intraprendere un’attività sportiva. Troppo spesso si è costretti a rivolgersi alle associazioni per trovare accoglienza. Se da una parte questo consente l’accesso a servizi dedicati e di ottimo livello, risulta da un punto di vista più generale comunque ghettizzante, perché avviene per scelta ma spesso anche per costrizione, perché una normale struttura sportiva privata non sempre, anzi, quasi mai ha del personale specializzato che consenta di accogliere il disabile assistendolo all’interno di un gruppo eterogeneo, facendo di fatto inclusione. La regione dovrebbe intervenire per colmare questo gap, dando la possibilità a chi si trova per questioni geografiche al di fuori dal raggio d’azione delle attività associative, o a chi semplicemente lo desideri di essere assistito nella partecipazione a corsi sportivi “normali”. Al di  fuori dei grandi centri urbani sono poche le realtà in cui le dinamiche associative riescono a garantire il beneficio di attività sportive e ricreative. In città peraltro la maggiore densità di popolazione porta ad avere i numeri per riunirsi, ma nei piccoli centri più periferici, comuni in cui magari per una data disabilità sia presente una sola persona, è necessario creare le condizioni per garantire inclusione. Anche per queste ragioni, il censimento su base territoriale delle disabilità costituisce un passaggio importante.

Si dovranno poi promuovere già all’interno delle scuole, ma non solo, campagne di sensibilizzazione contro la discriminazione, e questo può avvenire tramite la conoscenza della disabilità e delle difficoltà che essa comporta, ma anche attraverso il riconoscimento della diversità come risorsa. Bisogna insegnare a guardare oltre quel qualcosa di diverso, e vedere quanto c’è di più, quanto ogni persona disabile attraverso il suo vissuto ed il suo percorso interiore può insegnare e può dare, quanto può arricchirci.

 

Disabilità e lavoro.

 

E’ noto a tutti, l’inserimento nel mondo del lavoro dovrebbe essere agevolato, ma rimane solo un miraggio per i più. La necessaria riforma nazionale dei centri per l’impiego dovrà garantire il rispetto delle leggi già esistenti sul collocamento delle persone con disabilità. La regione dovrà vigilare sull’applicazione delle normative, e organizzare a sua volta dei percorsi formativi e tirocini per promuovere l’inserimento lavorativo di ciascun disabile, individuando attraverso l’assistente sociale referente e specifiche figure di orientamento da inserire all’interno dei centri per l’impiego, quale sia per ciascuno la migliore soluzione percorribile. Stringendo accordi con le piccole, medie e grandi imprese del nostro territorio, potremmo fare inclusione anche nel lavoro ed offrire in cambio alle aziende ospitanti incentivi di varia natura, da agevolazioni sui costi del lavoro per il mantenimento dei dipendenti, a criteri preferenziali nell’assegnazione di specifiche commesse. Ad esempio, nel dover esternalizzare un servizio di call center informativo regionale, favorire quelle aziende che hanno risposto positivamente agli accordi con la regione ed hanno dato lavoro a disabili designati dai centri per l’impiego che magari non avrebbero potuto essere collocati altrimenti.

Tante volte un lavoro gratificante, oltre ad alleviare la situazione economica familiare, aiuta a migliorare l’autostima, credere in se stessi, sentirsi utili, ed in definitiva garantire una maggiore stabilità e serenità psicologica. Tutto questo rientra sempre all’interno di un grande progetto per migliorare la qualità della vita. Le persone con disabilità vivono una condizione che non hanno scelto, una diagnosi non deve segnare la fine ma quasi un ricominciare, una vita altrettanto piena in cui nulla più di ciò che la patologia impone deve essere precluso. Per il resto, tutto deve essere possibile.

 

La questione del caregiver

 

Grazie a Mario Conca ed al suo operato da Consigliere Regionale nella scorsa legislatura, la Puglia è pioniera nell’avere una legge regionale che riconosce l’esistenza della figura del caregiver familiare, la persona che giorno e notte, 365 giorni l’anno, senza pause, ferie o riposi, si prende cura gratuitamente di un familiare non autosufficiente.

Questo riconoscimento è un primo passo, ma è ben lungi dall’essere il punto di arrivo di cui i caregivers hanno bisogno. Al vaglio del Parlamento ci sono svariate proposte di legge nel merito, ma manca la volontà politica di attribuire dei diritti ad una figura che di fatto vive spesso isolata e limitata nella socialità, lasciata sola dalle istituzioni e priva dei più basilari diritti umani.

La Puglia ha bisogno di un presidente come Mario Conca, che abbia a cuore questa situazione come lui, che vada a Roma in Conferenza Stato-Regioni e solleciti a gran voce l’approvazione di una legge nazionale. La Puglia ha bisogno di un presidente che viva a contatto con la realtà dei cittadini e incentivi il Consiglio Regionale a fare tutto quanto in suo potere per creare Leggi Regionali che tamponino la mancanza di una legge nazionale. La Regione Puglia può e deve alleggerire il carico di lavoro del caregiver attingendo ai fondi risparmiati ottimizzando gli sprechi in sanità e pretendendo il rispetto delle leggi esistenti da parte delle asl e dei comuni sulla presa in carico e sulle responsabilità assistenziali. Laddove i fondi destinati sono insufficienti, i comuni dovranno rivedere i vari capitoli di spesa e relazionare ad organismi di controllo regionali.

 

 

Caregiver: riconoscimento del lavoro usurante, medicina del lavoro e prepensionamento.

Il caregiver cura il proprio caro incessantemente e si trascura. E’ necessario prevedere controlli di salute generale annuali per i caregivers, in ottica di prevenzione dell’insorgenza di patologie e per mantenere costante monitoraggio del loro stato di salute: un caregiver in salute può vivere meglio e prendersi cura più a lungo del suo congiunto. Ritardando di anni l’inserimento in struttura residenziale con notevole risparmio per le casse regionali e garantendo, cosa anco più importante, una permanenza in famiglia molto più duratura al disabile.

Il lavoro del caregiver è un lavoro usurante e come tale deve essere riconosciuto. Questa posizione deve essere sostenuta dal Presidente di Regione in Conferenza Stato-Regioni per fare si che si accelerino i lavori sulla legge nazionale per diritti del caregiver, di cui da anni attendiamo l’approvazione, e che essa includa appositi chiarimenti su questo aspetto e soprattutto includa la possibilità di accedere al prepensionamento per tutti i caregivers che siano anche lavoratori. 

La fondamentale importanza dell’assistenza psicologica.

Un’aspetto che viene puntualmente disatteso dalle nostre istituzioni è quello dell’assistenza psicologica, per il disabile tanto quanto per il caregiver. I pochi che possono permettersi un’assistenza privata vi fanno ricorso, ma per tutti gli altri non esiste alcuna tutela. All’atto di particolari diagnosi, soprattutto quando queste avvengono in riferimento a soggetti giovani e giovanissimi, ma anche quando esse siano a carico di persone più avanti negli anni, è indispensabile prevedere, con diffusione capillare sul territorio regionale, l’organizzazione e la fruibilità di uno sportello di assistenza psicologica aperto tanto al disabile quanto al caregiver. In taluni casi, in particolare quando la diagnosi è a carico di un bambino, prima il caregiver e più in generale la famiglia ristretta raggiunge un buon livello di accettazione e consapevolezza della diagnosi, migliore sarà il supporto che il bambino potrà ricevere. Come è naturale concludere, questo vale per il bambino ma vale anche quando a ricevere la diagnosi sia un’adulto. E’ più difficile imparare a convivere con l’idea della disabilità, spesso vista come “fine”, che con la disabilità stessa. In questo ambito l’intervento dello psicoterapeuta è di importanza vitale, ed il suo costante supporto è fondamentale durante tutto il percorso di convivenza con la disabilità, che rispetto alla sua tipologia può portare all’isolamento sociale, alla difficoltà nel rapportarsi con gli altri, alla depressione, all’ansia, alla solitudine e non solo. Contestualmente si prevedano finanziamenti per le associazioni di volontari che si impegnano ad alleviare la solitudine del caregiver, così come del disabile, promuovendo campagne di sensibilizzazione e sponsorizzazioni.

 

Un tavolo regionale permanente per i caregivers.

Si promuove la creazione di un tavolo permanente dei caregivers, attivo a livello regionale, che includa tutti coloro che vogliano farne parte, associazioni e singoli. Questo tavolo deve assolvere la funzione di confronto e presentazione di istanze che non siano, come sono state sino ad oggi, settoriali, ma che raccolgano le criticità da parte delle varie disabilità su ogni tematica affrontata.

Per fare un esempio, in tema di mobilità, si dovranno prendere in considerazione le criticità sollevate da chi convive con una disabilità motoria, ma anche quelle di chi convive con la disabilità mentale di un soggetto poco collaborante, e così via, raccogliendo il parere di tutti coloro che vogliano esprimersi.

Dobbiamo arrivare al superamento dell’attuale condizione che porta le istituzioni a dialogare solo ed esclusivamente con le associazioni. Tutti i caregivers devono poter intervenire, devono avere voce e soprattutto è necessario creare coesione, disincentivando la divisione creata da talune deprecabili dinamiche a cui a volte assistiamo nel mondo dell’associazionismo. E’ necessario trovare soluzioni qui e ora mettendo da parte ogni velleità di protagonismo ed ogni interesse sovraregionale e settoriale. Dobbiamo comportarci come un’unica grande famiglia coesa per ottenere l’ascolto delle istituzioni e perché il tempo che ci è concesso è limitato e dobbiamo assicurare ai nostri disabili un presente ed un futuro dignitoso.

 

La tessera del disabile.

Nell’ordine dello snellimento burocratico, proponiamo la creazione di una tessera regionale che sostituisca per il disabile la necessità di portare al seguito il verbale 104, richiesto per accedere ad ogni cosa, dall’agevolazione su un titolo di viaggio, al biglietto per un museo, a qualsiasi altra richiesta di accesso ai propri diritti come può essere la richiesta di un pass auto. Soprattutto laddove la propria condizione è invisibile ad occhio nudo, viene richiesto di mostrare il verbale o bisogna comunque spiegare. Basterebbe creare un’apposita tessera univoca da esibire unitamente al documento d’identità per essere identificati. 

 

Il dopo di noi.

Quando diagnosi di particolare gravità sono a carico di bambini e ragazzi, il pensiero più ricorrente è quello che corre al dopo di noi. Cosa ne sarà dei nostri cari quando verrà meno il caregiver, se nessun parente subentrasse, chi veglierà su di loro? La collettività dovrebbe immedesimarsi e prendere coscienza che la responsabilità verso un disabile non autosufficiente che perde il caregiver o il cui caregiver diviene anziano, è responsabilità di tutti in una società civile, quella stessa società civile che noi aspiriamo ad essere.

Bisogna sfruttare il tavolo di confronto per buttare giù idee, ragionare sulla loro fattibilità, guardare ai modelli di altre regioni come il Trentino e non solo.

Per il dopo di noi si deve uscire da questa dinamica ghettizzante della struttura residenziale con organizzazione “semiospedaliera”, si deve entrare nell’ordine di idee che laddove la tipologia di disabilità e relativa gravità lo consentono, il futuro sono piccole “case di convivenza”, magari raggruppate in piccoli complessi ma nelle quali la vita scorra normale come la quotidianità domestica di una qualsiasi famiglia. Anche per questo la figura dell’assistente sociale referente ha un ruolo chiave: conoscendo bene i casi ed avendoli seguiti per tutta la vita individuare i soggetti che potrebbero condividere simili esigenze per formare piccoli gruppi di “convivenza assistita” (massimo 5 persone).

Ma è solo una proposta, il tavolo di confronto servirà proprio a idearne di nuove e migliori.

 

Riorganizzazione della presa in carico nella sanità pubblica.

 

Un’altra gravissima situazione a cui far fronte è quella della presa in carico da parte dei servizi territoriali in ambito sanitario. Le liste d’attesa “millenarie” per i percorsi diagnostici e le prese in carico terapeutiche a lungo termine sono un problema dell’intera regione, dal Gargano al Salento.

Dovremo attivarci per una revisione organizzativa della presa in carico con l’istituzione anche qui della figura di un referente, che accompagni il disabile, l’anziano o il malato cronico dal primo momento e per tutta la durata del suo rapporto con il territorio, che si preoccupi di organizzargli e prenotargli esami e visite, senza che sia costretto a recarsi dal medico di base per ritirare le richieste. Il sistema deve essere ripensato inserendo alcuni automatismi che riducano all’osso la burocrazia ed i giri a vuoto, tutto deve essere gestito internamente come avviene in altre regioni nelle strutture che funzionano.  Dobbiamo ambire anche all’ottimizzazione del carico di lavoro per i dipendenti. C’è molta lista d’attesa ma anche parecchio personale a spasso.

Il risultato è che tra i sanitari, quella gran parte che si impegna lavora doppio e subisce il danno d’immagine causato dai fannulloni. Proporremo l’introduzione di sistemi di controllo dell’operatività dei reparti, e come sul modello toscano sottoporremo all’utenza questionari di gradimento per monitorare la qualità dei servizi e raccogliere suggerimenti per migliorare.

Manifesto "Scià dal Sogno al Segno"

Come lista Cittadini Pugliesi vogliamo fare nostro il Manifesto di idee denominato “Scià, dal sogno al segno” e promuovere le proposte in esso contenute:

Bioeconomia

Il concetto di rifiuto dovrebbe diventare residuale; ogni materia a fine vita è materia prima per una nuova vita. Ripensare il paradigma di rifiuto attraverso un’azione sistemica, creando le condizioni

affinché soluzioni ambientalmente responsabili e generalmente più costose - tecnologie, prodotti

e servizi – possano essere economicamente contendibili e competere sul mercato. Con soluzioni di bioeconomia è possibile contrastare il cambiamento climatico, preservare la biodiversità e la

salute di aria, acqua e suolo.

#ambiente #bioeconomia #cambiamentoclimatico

 

Fisco promozionale

Associare all’economia circolare un modello di fiscalità circolare (anche detta “promozionale”),

ossia rendere il Fisco elemento determinante per guidare la transizione ecologica e per indirizzare

il prossimo sviluppo industriale e sociale delle comunità. Tassare alcune azioni (es. produzione ed

utilizzo di plastica monouso, non differenziare, etc) ed agevolarne altre (es. trasformazione dei

rifiuti in materie prime, implementazione di tecnologie per favorire la bioeconomia, etc).

#fisco #agevolazioni #modellocircolare.

 

Ricerca e sviluppo

La natura come modello e la ricerca come metodo. Attrarre risorse economiche e capitale umano

per realizzare nuovi modelli di sviluppo a partire dai sogni dei giovani: finanziare percorsi post PhD  e borse di specializzazione medica e detassare le startup innovative e le spin-off universitarie.

In particolare, i giovani ricercatori vanno accompagnati dall’inizio della carriera (rendendo le borse

PhD attrattive per talenti italiani e stranieri) sino all’approdo in realtà aziendali innovative, alla creazione di startup o alla permanenza nelle Università pugliesi al fine di trasformare il deficit generato dalla precarizzazione della ricerca in una opportunità per diventare polo delle eccellenze

italiane ed estere.

#ricerca #sviluppo #giovani

 

Infrastrutture e tecnologie

Pensare alle infrastrutture, alla rete dei servizi pubblici, allo sviluppo urbanistico vuol dire investire

in tecnologie innovative e sistemi ICT sia in fase di progettazione che come supplemento di sicurezza. Sensoristica, intelligenza artificiale, mixed reality e 5G sono solo alcune delle tecnologie

che dovrebbero essere alla base dello sviluppo infrastrutturale di una Regione smart.

Attivare, inoltre, un modello di democrazia partecipata assistita da intelligenza artificiale per migliorare costantemente le comunità e rendere i territori a misura dei bisogni dei cittadini.

#smartcity #tecnologie #infrastrutture

Nomadismo digitale

Un investimento in infrastrutture tecnologiche avrebbe anche un impatto positivo sulla possibilità di lavorare (bene) a distanza. Lo smart working è un’opportunità per il futuro della Puglia, perché potrebbe eliminare molti limiti, confini e disparità geografiche. Finora, per creare lavoro, si è pensato a politiche di intervento che stimolassero le imprese ad investire al Sud, mentre ci si è dimenticati del ruolo che possono avere le nuove tecnologie nell’eliminare il limite geografico del posto di lavoro. Incentivare piani di assunzione “a distanza” per lavoratori esidenti in Puglia per far rientrare parte del proprio capitale umano “perso” e limitare l’esodo di giovani neolaureati.

#smartworking #southworking #weworkinPuglia

 

Cittadinanza digitale

Non è sufficiente implementare infrastrutture tecnologiche; è necessario altresì sostenere l’acquisizione di conoscenze e competenze per rendere i cittadini protagonisti e consapevoli del

processo di digitalizzazione. La conoscenza degli strumenti crea fiducia nelle opportunità derivanti dalla tecnologie.

#cittadinanzaattiva #conoscenza #competenza

 

Ecosistema dell’innovazione

Attivare un approccio collaborativo tra settore pubblico e privato per costruire un ecosistema dell’innovazione che sostenga e favorisca anche il legame tra scienza ed industria. In primis, guidare – anche attraverso fondi pubblici a lungo termine - i processi più radicali riguardanti l’innovazione e le tecnologie emergenti. In secundis, realizzare un network pubblico, accessibile online, tra università, centri di ricerca e distretti pugliesi per consentire alle piccole aziende e a team in fase di costituzione di conoscere la disponibilità di infrastrutture e competenze che possano soddisfare i bisogni di innovazione.

#innovazione #networking #PA

 

Sviluppo della creatività

Creare centri di immaginazione e di costruzione di futuro; laboratori che mettano al centro i talenti dei giovani, a partire dai 14 anni. Programmi di finanziamento ad hoc per sostenere il genio creativo attraverso laboratori di educazione al sogno, alla cultura d’impresa, alla propensione al rischio ed allo sviluppo della creatività. Promuovere percorsi per sensibilizzare all’importanza delle

materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), soprattutto tra le giovani donne; temi fondamentali per lo sviluppo sociale di un territorio.

#politichegiovanili #creatività #stem

 

Turismo e mobilità

Occorre diversificare l’offerta turistico-alberghiera in modo che la Puglia diventi meta preferita sia

del turismo di lusso che del turismo di massa, mettendo comunque in campo strumenti di accesso

non discriminato. Va incentivata la vocazione territoriale ad un turismo che sia esperienza di percorsi e mete sostenibili per l’ambiente e per la persona, in cui fare esperienza di autentica bellezza. Incentivazione e supporto all’avvio e al consolidamento di esperienze di offerta di percorsi turistici votati alla sostenibilità integrale. Favorire così uno sviluppo economico durevole

ed una infrastrutturazione di mobilità sostenibile, non danneggiando i processi sociali locali ed, al

contempo, contribuendo al miglioramento della qualità della vita dei residenti.

#mobilità #turismo #sostenibilità

 

Vivere sostenibile

Migliorare l'accessibilità, la fruizione e l'interazione tra i singoli individui e la comunità con l'ambiente costruito e/o ingegnerizzato al fine di conservare il patrimonio esistente e l'ambiente.

L’attenzione particolare al tema dei luoghi e degli spazi fisici implica anche l’esigenza di colmare le disparità esistenti tra le fasce giovanili più deboli.

Diffondere la cultura dell’arte e dell’artigianato locale come forma d’arte, di investimento storico-

esistenziale ed economico.

#luoghidipuglia #patrimonio #arte

 

Welfare

Sempre più cittadini sono in una situazione di vita e di lavoro per cui la propria autonomia, ossia la propria capacità di autodeterminazione, è minacciata da un inserimento instabile dentro i principali sistemi di integrazione sociale e di distribuzione delle risorse. Per questo, in linea con lo

sviluppo sostenibile quale concetto integrato e indivisibile, e dunque non riducibile alla sola dimensione ambientale, è importante promuovere modelli di welfare capacitanti, circolari, equi e

solidali.

#welfare #solidarietà #capability

 

Valorizzazione delle divers-abilità

Costituzione di strutture con personale qualificato che assistano minori recanti compromissione delle attività funzionali e soggetti normotipici (anche a rischio di emarginazione e devianza) al fine

di favorirne l’integrazione e lo sviluppo delle proprie capacità e diverse abilità. La sola assistenza domiciliare ai minori con disabilità, sebbene lenitiva rispetto alle esigenze del minore e della propria famiglia, non può ritenersi di per sé sufficiente a soddisfare lo sviluppo delle dinamiche relazionali del minore che passa, soprattutto, attraverso l’interazione e il confronto con l’altro.

Promuovere la realizzazione di imprese sociali che possano rendere i diversabili maggiorenni protagonisti con le proprie capacità speciali.

#politicheinclusive #sociale #diversabilità

 

Telemedicina

Telemedicina per assistere i pazienti nelle proprie case, senza penose attese in ospedale e con accurata e continua raccolta dei parametri clinici. Al contempo si decongestionano le strutture ospedaliere per accogliere i pazienti urgenti ed erogare servizi selezionati e di maggiore qualità. Avviare studi scientifici a partire dai big-data medici, opportunamente anonimizzati e nel rispetto

del GDPR, al fine di migliorare costantemente il connubio Medicina - Intelligenza Artificiale.

#salute #telemedicina #bigdata

 

Stili di vita

Accesso gratuito allo sport per i bambini under 14 al fine di abbattere le barriere economiche e garantire il principio del diritto allo sport per tutti; promuovere, attraverso la pratica sportiva, stili

di vita sani, educazione alimentare e cultura del tempo libero, al fine di migliorare le condizioni di

salute e ben-essere individuali. È necessario intervenire precocemente affinché i bambini acquisiscano, anche in modo ludico, uno stile di vita attivo associato ad una corretta alimentazione per arrestare il trend crescente di obesità infantile e, al contempo, sviluppino le abilità psico-sociali (life skills) per aiutarli ad evitare l’uso del tabacco e di sostanze tossiche.

#sport #cibo #benessere

 

Prevenzione oncologica

Più risorse economiche e più competenze professionali per il potenziamento della rete di prevenzione oncologica e dei programmi di screening, implementando e sperimentando tecniche e metodologie innovative e non invasive. Comunicazione efficace ed informazione a più livelli per la mappatura della popolazione; sensibilizzazione, anche con il coinvolgimento delle scuole, dei più giovani e dei bambini, attraverso le proprie famiglie, circa l’importanza della prevenzione oncologica.

#prevenzione #patologieonclogiche #cancropediatrico

 

Monitoraggio strutture ospedaliere

 

Mappatura delle strutture ospedaliere esistenti, ivi comprese quelle potenzialmente funzionanti e quelle dismesse, al fine di una migliore programmazione, più efficiente gestione e costante monitoraggio degli investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie. Valorizzare l’esistente per migliorare i servizi sanitari portando ad eccellenza le strutture esistenti e potenziando la medicina

Territoriale.

Riconvertire le strutture inutilizzate a centri diurni per gli anziani al fine di rispondere alla transizione demografica sempre più incipiente.

#sanità #efficienza #servizisanitari


Conclusioni

 

“Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.”
(Lucio Anneo Seneca)

 

Noi CITTADINI PUGLIESI abbiamo deciso di OSARE, abbiamo deciso che è ora di far cambiare aria ai palazzi del potere regionale ed abbiamo deciso che sia finalmente arrivato il momento di avere IL CORAGGIO DI CAMBIARE.

A garanzia di tutto quanto su esposto, c’è la storia personale di MARIO CONCA, che potrai facilmente riscontrare dal suo sito istituzionale www.marioconca.it. Lì potrai verificare in modo puntuale a proposito del suo instancabile lavoro al servizio dei cittadini pugliesi negli ultimi 5 anni; un lavoro espletato con spirito di servizio e sacrificio, senza mai cambiare i propri recapiti, senza il filtro di una segreteria politica, rispondendo a tutti e facendosi carico di tutti i problemi che di volta in volta gli venivano esposti.  Fino a ieri è stata una lotta ed un lavoro portato avanti in Consiglio Regionale da solo, oggi è forte di una squadra di altri “Mario”, altri CITTADINI PUGLIESI che, con umiltà e spirito di servizio, hanno deciso di metterci la faccia e il cuore, a beneficio della propria terra, la nostra bellissima Puglia.

Vogliamo ringraziarti, Cittadino Pugliese, per aver prestato attenzione alle nostre proposte e vogliamo ancora una volta ricordarti quanto sia importante il TUO VOTO.

Unisciti a noi e abbi anche tu IL CORAGGIO DI CAMBIARE.

 

 

Un ringraziamento speciale va a tutti coloro i quali hanno

dato il proprio contributo per la stesura di questo Programma.

 

 

Bari, 6 settembre 2020